Cultura

Manzoni, Coronavirus e Mass Media

Manzoni e Giuseppe Conte nel discorso informativo alla Camera dei Deputati del 25 Marzo 2020, cita il noto passo manzoniano “del senno del poi son piene le fosse” ; di certo, il nostro premier, non è l’unico che ha fatto ricorso a parallelismi con la famosa peste del Seicento per tratteggiare, ammantandola di un’erudizione, a volte un po’ scolastica, l’attuale Italia stretta dalla morsa del Covid-19.

Manzoni e Conte

Il buon senso c’era ma; ma se ne stava nascosto per paura del senso comune” . Così commenta Manzoni nel capitolo XXXII dei Promessi Sposi, le conseguenze del contagio e la paura della peste; ed è in questi termini che costantemente, omelie di giornalisti e scienziati provano, (pardon, provavano) a rassicurarci sulla portata epidemiologica del contagio. C’è chi poi si addentra in citazioni più sofisticate, quasi di denuncia sociale:

“La peste che il tribunale della sanità aveva temuto che potesse entrar con le bande alemanne nel milanese, c’era entrata davvero, come è noto; ed è noto parimente che non si fermò qui, ma invase e spopolò una buona parte d’Italia”

E’ qui che Manzoni inizia il suo lungo racconto della peste a Milano. (Promessi Sposi cap. XXXI) Facile, troppo facile confronto, per chi volesse in maniera del tutto avalutativa tentare un parallelismo tra la Lombardia del Seicento, mai vista da Manzoni, e la nostra Lombardia. In televisione e sui giornali spopolano in queste settimane parallelismi, citazioni, rivendicazioni cultuali e improvviso senso di celebrazione del primo e forse più grande romanziere della nostra letteratura.

Distanziamento sociale e fisico

Senza polemizzare sul fatto che gli stessi che attingono a piene mani a Manzoni, sono gli stessi che, indebitamente, scambiano il concetto di “distanziamento sociale” con quello di “distanziamento fisico”: (il primo un concetto sociologico, il secondo è una distanza fisica che si frappone tra due essere umani). Quindi scienziati si, ma non della lingua italiana. L’abuso del citazionismo decontestualizzato non aggiunge valore alla frase, semmai rischia di impoverirla se il parallelismo è privo di valorialità.

Manzoni - Photo Credits: confguidenazionale.it
Manzoni – Photo Credits: confguidenazionale.it

Questo non di certo per l’opera di Manzoni ma per l’abuso a cui si assiste.Del resto, non si esagera neppure, considerando il capolavoro di Manzoni e la sua descrizione di un’Italia ancora non Italia, come lo specchio della nostra carissima patria, pullulante di corruzione, cialtronerie e disuguaglianze sociali. Ciò tuttavia non deve farci cadere, come spesso accade in facilissime analogie, poiché la Storia, non è mai un processo di eventi ciclici.

Manzoni: citazionismo figlio della sottocultura?

A tal punto sarebbe un altro tema da sollevare. Per quanto siano affascinanti ed evocative le immagini manzoniane sulla peste di Milano, che sono ampiamente sussunte nell’ambito di questa grave pandemia e ricordate quando i TG mostrano la desertificazione e il silenziamento delle nostre città, allora in quanti conoscono realmente la trama, gli schemi narrativi, i personaggi e la genesi dei Promessi Sposi? Ancora una volta, siamo spettatori passivi di una sottocultura citazionistica che si insinua nei pertugi dei media e arriva passivamente, nelle nostre case senza che la maggior parte abbia contezza dello stillicidio che sta avvenendo a danno del più grande romanzo della nostra lingua.

Auspici manzoniani

Ma bando all’ipocrisia la fortuna del romanzo manzoniano, reso già dall’edizione del 1842, immediatamente canonico, è ancora attualissima a quanto pare. Tuttavia, nella speranza che qualche ministro coraggioso faccia quello che auspicherebbe lo stesso Manzoni, ovvero vietarne la lettura obbligatoria a scuola, ci si augura che queste perle di citazioni con cui siamo quotidianamente sospinti a chiederci chi fossero davvero Renzo Tramaglino e Lucia Mondella, spingano gli italiani a riprendere in mano il tomo dei Promessi Sposi. Proprio quello che per decenni è stato detestato da generazioni da ragazzi, politici compresi. Ma non diciamolo troppo ad alta voce.

Veronica Borelli

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