Il papà ed ex allenatore di Gianmarco Tamberi, vincitore della medaglia d’oro nel salto in alto ai Mondiali di Budapest, è Marco Tamberi anche lui ex atleta e finalista alle Olimpiadi di Mosca del 1980. 

Il pensiero dopo essersi ripreso il titolo di saltatore migliore del globo, però, è speciale: “Dedico la medaglia a mio padre, con cui non parlo da un po’”. E poi aggiunge: “È pazzesco, tutti i sacrifici sono ripagati. In queste manifestazioni so di poter dare il meglio”. Un dubbio che ormai non ha nessuno, dopo l’oro alle Olimpiadi di Tokyo del 2021 e il successo di questa sera. “Sono rimasto concentrato divertendomi. Il mio segreto è essere me stesso. Sapevo che il 2.36 era un match point. Mi sono caricato di tante responsabilità, non è stato facile separarmi da mio padre. Ho vinto una nuova sfida, è stato un percorso che mi dà energia”. E che la dà a tutti i tifosi azzurri, ogni volta che vedono Gimbo saltare così.

Tamberi dovette poi rinunciare alla sua carriera di atleta a soli 27 anni, nel 1984, a causa di un incidente stradale nel quale fu investito da un camion che gli tranciò il tendine d’Achille. Oggi Marco Tamberi fa l’editore e fino a poco tempo fa seguiva le gesta di entrambi i figli. Il maggiore, Gianluca, classe 1990, infatti pratica il lancio del giavellotto mentre con Gianmarco condivideva la passione per il salto in alto dedicandosi ad allenarlo e prepararlo alle varie competizioni per moltissimo tempo.

Chi è il papà di Tamberi: la decisione di cambiare allenatore

Poco tempo fa Gianmarco Tamberi ha avuto il coraggio di cambiare decidendo di non farsi più seguire ed allenare dal padre. 

Al termine della passata stagione l’atleta infatti aveva deciso di lasciare il proprio allenatore, ovvero il padre Marco, pensando che non ci fosse più la giusta intesa per proseguire insieme l’attività sportiva.

La sua è stata senza dubbio una scelta difficile, un cambio di rotta preciso e mirato, che poteva destare qualche perplessità ma che si è rivelata essere la scelta giusta

Sabrina Piastrellini cerca di ricomporre e pur consapevole della rottura, dell’impatto che ha avuto si aspetta che questo successo non sia solo l’ultimo tassello di un ciclo da leggenda per il figlio ma pure il momento da cui ripartire senza più rancori addossi, senza cose non detto, senza ferite aperte. “Mi ha stupito che pubblicamente abbia dato merito anche al padre per questa medaglia non me lo aspettavo quello che gli ha dato lui non glielo darà nessun più altro allenatore”.

“Hanno avuto un rapporto molto produttivo per l’atletica, era semplicemente ora che terminasse per far sì che questo figlio volasse da solo. Magari è stato interrotto bruscamente, ha fatto rumore, però era ora che i due prendessero strade diverse. È bello avere un genitore allenatore fino a che servono i punti di riferimento quando si è grandi c’è bisogno di altro”

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