Nello spazio di LetteralMente Donna di oggi, una donna che ha dato un grande contributo all’arte in un periodo di grande fermento della cultura spagnola come quello della Generazione del 27′. Il suo nome è Marga Gil Roësset e questa è la sua storia

Marga Gil Roësset,, la Generazione del 27′ e le Sinsombrero

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Marga Gil Roësset, fonte womenart.com

Quando si parla di Marga Gil Roësset e della Generazione del 27′ si va con il pensiero nella Spagna degli anni 20′ del 900′ e si pensa a quei poeti e letterati come Federico García Lorca, Rafael Alberti, Pedro Salinas, Vicente Aleixandre, Luis Cernuda che condividevano a Madrid quei valori che contribuiranno in maniera decisiva alla rinascita spagnola dopo l’avvento della seconda repubblica e la fine della dittatura. La Generazione del 27′ che prende nome dal fatto che nel 1927 ricorreva la commemorazione del terzo centenario dalla morte del poeta spagnolo Luis de Góngora ed avvennero tutte le più importanti pubblicazioni del gruppo che definirono questa nuova estetica letteraria poi anche artistica.

Questo fermento culturale però non fu animato solo da uomini ma anche da donne come la stessa Marga Gil Roësset. In particolare fu determinate l’esperienza di quelle artiste e letterate che, definite “Sinsombrero”, senza cappello, dettero un contributo determinante all’emancipazione femminile di quegli anni . In particolare, il termine fu coniato, ricordando un episodio avvenuto tra il 1923 e il 1925 che vide protagonisti l’artista visiva Maruja Mallo, la pittrice Margarita Manso , Salvador Dalí e Federico García Lorca mentre erano a passeggio a Madrid sotto la Puerta del Sol.

A quel tempo portare un cappello era per le donne simbolo di decoro e di distinzione per gli uomini. I quattro però si tolsero il cappello per provocare la folla da allora le Sinsombreo divennero il simbolo di quella collettività che voleva un futuro nuovo e libero. Il simbolo di quelle donne che non volevano più essere solo mogli, badanti e cameriere come la tradizione spagnola dell’epoca chiedeva, affrontando le critiche e il disprezzo dei gruppi più conservatori. Una delle più importanti di esse fu proprio Marga Gil Roësset.

La forza delle illustrazioni

Quello di Marga Gil Roësset è un talento precoce segnato da una fragilità emotiva che lei attribuiva ai problemi di parto della madre. Fu proprio quest’ultima ad occuparsi dell’educazione delle figlie che impararono diverse lingue, presero lezioni di disegno dal pittore José María López e viaggiarono visitando diversi musei del mondo. Questo contribuì in maniera decisiva allo sviluppo artistico di Marga che a soli 7 anni scrisse ed illustrò un racconto per la madre. A 12 anni invece illustrò un racconto della sorella intitolato “El niño de oro”. Le sue illustrazioni erano realizzate in modo tale da suscitare forti emozioni. Una tecnica che perfezionò ancora dal punto di vista del tratto e dell’elaborazione pittorica come dimostra un successivo racconto della sorella intitolato “Rose des Bois”.

Il dramma di un amore impossibile

Le illustrazioni furono una componete importante dell’arte della Roësset che ha ispirato l’autore di “Il piccolo principe” Antoine de Saint-Exupéry. Accanto alle illustrazioni e alla scrittura la giovane Roësset si dedicò con successo alla scultura scegliendo come materiali da scolpire il legno, la pietra e il granito e partecipando a soli 22 anni all’Esposizione Nazionale di Belle Arti a Madrid. Qui attirò la critica per il suo stile scultoreo libero da qualsiasi influenza esterna. Poi nei primi mesi del 1932 un incontro che segnò per sempre la sua vita.

La Roësset venne presentata alla scrittrice Zenobia Camprubi e al marito, poeta e premio Nobel, Juan Ramón Jiménez. Fu l’inizio per Marga Gil Roësset di un amore impossibile e non corrisposto per Jiménez a cui cercò di rimanere il più vicino possibile instaurando un rapporto personale anche con la moglie. Infatti la Roësset passò molto tempo in casa Jiménez per scolpire i busti del poeta e della moglie prima di cedere alla disperazione e suicidarsi con un colpo di pistola alla testa dopo aver preso a martellate gran parte delle sue preziose sculture e le fotografie di esse. Ancora oggi il busto di Zenobia è considerata un opera di pregevole fattura.

Stefano Delle Cave

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