Benvenuti nell’universo femminile di LetterlaMente Donna. Partiamo per il nostro viaggio con il nostro aereo che ci porta alla volta del Canada. Vogliamo parlarvi di una delle più grandi scrittrici femministe e della più famosa autrice canadese. Vogliamo parlarvi di Margaret Atwood e dei suoi grandi romanzi
L’attivismo di Margaret Atwood
A ottantuno anni Margaret Atwood è una delle più grandi scrittrici viventi. È nota e pluripremiata sopratutto per i suoi famosi romanzi fantascientifici e distopici. Opere che le hanno permesso, tra l’altro, di conquistare per due volte il prestigioso Booker Prize. La Atwood inoltre è impegnata come femminista e attivista dell’ambiente, temi che di certo non mancano dei suo romanzi. Anzi per quanto riguarda l’ambientalismo la celebre scrittrice è anche membro del partito Verde del suo paese.
Come scrittrice ha esordito con la poesia in particolare ispirandosi soprattutto a miti e fiabe che da sempre sono uno dei sui più particolari interessi. Con “La donna da mangiare” inizia invece la sua carriera in quel genere che la resa celebre in tutto il mondo. Stiamo parlando del romanzo fantascientifico distopico.
Tra distopia e presente
“Sono convinta che i romanzi siano un mezzo per guardare la società, un punto d’incontro tra il linguaggio e quello che scegliamo di chiamare realtà, sebbene persino questa sia una materia molto malleabile”. Queste alcune parole della Atwood che ci fanno capire quanto sia importante per lei il romanzo. In particolar modo la scrittrice canadese si affida alla distopia ossia quell’aberrazione di una realtà immaginaria del futuro. In esso sono esasperate le scelte politiche sociali e tecnologiche del presente riflettendo sulle loro conseguenze negative.
Ecco perchè la Atwood ama paragonarsi ad un altro famosissimo autore distopico come George Orwell. Ovviamente attraverso la sua distopia la scrittrice canadese affronta tematiche a lei cara. Ne è un esempio il famosissimo romanzo “Il racconto dell’ancella” in cui la Atwood immagina da femminista una società in cui invece la donna non ha più una propria identità ma è solo un corpo per procreare criticando apertamente tutti gli stereotipi femminili. Oppure il primo capitolo della trilogia “Madd Adam” intitolato “L’ultimo degli uomini”. In esso la Atwood riflettendo su un tema caro come i disastri ambientali immagina il fallimento di una comunità scientifica che ha superato i limiti di un’utopica idea di miglioramento della società umana. Tutto questo avviene con una vena d’ironia molto forte con cui la Atwood riscatta inavvertitamente il lettore che si trova al cospetto di feroci e disarmanti accadimenti.





