Nello spazio di LetteralMente Donna una donna eccezionale che ha segnato la storia della musica degli anni 60′ e non solo divenendo icona senza tempo che ha conquistato generazioni di fan. La donna è Marianne Faithfull e questa è la sua storia

Well it just goes to show. Things are not what they seem. Please, sister Morphine, turn my nightmares into dreams. Oh, can’t you see I’m fading fast?And that this shot will be my last

Sono i versi di una canzone di Marianne Faithfull, intitolata “Sister Morphine” e divenuta un cult degli Stones. Prima di parlare di lei è, però, opportuno soffermarsi su un fenomeno sociale che ha segnato un’epoca come quello della Swinging London. Si tratta di una nuova tendenza che si sviluppò a Londra tra la metà e la fine degli anni 60′ all’insegna dell’edonismo e dell’ottimismo. Un fenomeno giovanile che interessò sia la moda che la cultura con influssi nella musica, nell’arte della fotografia. In questo contesto si muoveva una giovane Marianne, sposata e con un figlio, quando il manager della band, Andrew Loog Oldham, la presentò ai Rolling Stones. Un incontro che cambiò per sempre la sua vita sia dal punto di vista sociale che sentimentale.

Marianne Faithfull, dal successo alla caduta

LetteralMente Donna è, dedicata a Marianne Faithfull, fonte doppiozero.com
Marianne Faithfull, fonte doppiozero.com

“La parte migliore è che la gente apprezza quel che fai. La parte peggiore del successo è il successo, no? La notorietà è una tale bruttura. Le persone davvero famose, quelle molto amate dalla gente, alla fine muoiono, prendi la principessa Diana. È un esempio molto estremo di cosa può farti il successo”. È quanto Mariannne Faithfull aveva dichiarato in una recente intervista su Rolling Stones. Parole non dette per caso, se si pensa quanto le sia costato il successo raggiunto sin da giovanissima quando, dopo un’idea dello stesso Oldham, le fu fatto incidere come singolo, un pezzo di Jagger e Richards intitolato “A Tears Go By”, una ballata divenuta in seguito un successo degli Stones.

La fama aumentò a dismisura, quando la stessa Faithfull ebbe una relazione con Mick Jagger per quattro anni. Un rapporto sentimentale che la distrusse fisicamente e mentalmente tanto da falla diventare icona della Swinging London e finire nel vortice dell’eroina. Nel frattempo prima di arrivare al declino incise diversi album e fu autrice di un altro pezzo cult degli Stones dell’epoca come “Sister Morphine” della quale verrà riconosciuta ideatrice del testo purtroppo solo nel 1998.

La rinascita

“Vorrei non aver mai toccato quella roba, neanche le sigarette e l’alcol. Tutto. Starei molto meglio”. Così Marianne Faithfull ha dichiarato quel periodo negativo dopo il quale ha saputo reinvertarsi e risalire fino ad ottenere il meritato riconoscimento definitivo per il suo talento. Le ci vollero diversi anni ma alla fine nel 1979 uscì con successo l‘album new wave “Broken English” in cui ritornò con una voce più fronda e scura. Ne sono seguiti diversi e importanti album come “Dangerous Acquaintances” e “A Child’s Adventure” a cui ha affiancato collaborazioni con musicisti importanti come Angelo Badalamenti, David A. Stewart (ex Eurythmics), Billy Corgan e Beck.

Marianne Faithfull ha oggi 77 anni e qualche anno fa ha realizzato il suo ultimo album intitolato “She Walks in Beauty” dove recita poesie di Lord Byron, John Keats, Percy Bysshe Shelley e William Wordsworth accompagnata da Warren Ellis, Nick Cave e Brian Eno. Poesie per le quali, racconta la Faithfull, “ci sono alcuni aspetti tecnici che mi appassionano, come rime e allitterazioni. Come la musica, una buona poesia deve avere ritmo. La scelta delle parole è importante. Una grande poesia è una cosa grossa.”. Accanto a queste ha affiancato infine la sua esperienza che le ha permesso di travalicare il suo tempo fino ad diventare musa ispiratrice per generazioni.

Stefano Delle Cave

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