Martin Luther King, l’unico vero sogno americano

Solo pochi giorni fa, abbiamo assistito alle folle scene dell’assalto al Capitol Hill. Washington sia trovata, suo malgrado, protagonista di una barbarie, senza precedenti. Definita come la notte più buia, della democrazia americana. Ma solo pochi anni fa, nel 1963, nella stessa cittadine, si scriveva una delle pagine mondiali di pace e di integrazione sociale. La Marcia su Washington, vede come sigillo, il celebre discorso “I have a dream” di Martin Luther King.

Leader pacifico dell’integrazione razziale, Martin Luther King, nasce il 15 gennaio del 1929. Afroamericano, costruisce la sua carriera di pastore protestante, politico e soprattuto attivista per i diritti razziali. L’America non è mai stato un paese di inclusione etnica. A dimostrarlo la storia. Infatti ancora negli anni 50-60, la lotta contro il razzismo è una delle piaghe più vergognose ed imbarazzanti della storia americana.

martin luther king- photo credits: corriere.it
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Martin Luther King, un leader pacifista

Eventi di discriminazione razzista, diventando celebri cronache del tempo. Come il caso di Rosa Parks. Siamo nel 1955, la donna afroamericana viene costretta a lasciare il posto sull’autobus, ad un passeggero bianco. Quando lei si rifiuta, viene arrestata per aver violato le leggi di segregazione. Questo ennesimo episodio, scatena l’indignazione degli americani, dal colore della pelle nera. Martin Luther King, si fa portavoce dell’esasperazione delle comunità afroamericane.

Tutte le sue iniziative, sono volte a portare avanti i principi di uguaglianza razziale e di pari diritti, tra le comunità dei bianchi e quella dei neri. L’unico modus operandi di Martin Luther King, è quello pacifico. Ai soprusi, risponde con l’amore per la libertà e l’affermazione dei diritti, senza ricorrere ad alcun tipo di violenza. Nel 1956, la Corte Suprema degli Stati Uniti d’America, emanerà una sentenza storica: la segregazione dei passeggeri bianchi e neri sugli autobus, è ritenuta anticostituzionale.

martin luther king- photo credits: amazon.it
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Dalla Marcia di Lavoro e Libertà su Washington, all’omicidio di George Floyd

Ennesimo punto di svolta, per la battaglia afroamericana, è la Marcia di Lavoro e Libertà su Washington (28 agosto 1963). Il presidente americano J.F.Kennedy, contro il volere degli Stati del sud, partecipa alla marcia. Non solo: stringe la mano ai vari leader dei movimenti afroamericani, tra cui Martin Luther King. Questa giornata storica, culmina con il celebre discorso di Martin Luther King, “ I have a dream“. Dalle sue parole, traspare l’auspicio e la speranza di un futuro pacifico, di amore e di integrazione razziale. Un mondo dove la libertà e l’uguaglianza sono gli unici principi da perseguire.

Oggi, sembrano così lontane queste conquiste storiche di integrazione. Infatti, solo pochi mesi fa, il 25 maggio del 2020, a Minneapolis, nel Minnesota, veniva ucciso un afroamericano, George Floyd. La tragica morte, avviene per un sopruso di violenza ingiustificata, da parte di alcuni poliziotti bianchi. La tragedia, accende un fuoco, mai spento in America: le disparità razziali. Nonostante gli anni siano passati, e vi siano state altre conquiste, come l’elezione del primo presidente afroamericano, Barack Obama, nel 2009.

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photo credits: cortlandstandard.net

Nel ventunesimo secolo, l’America lotta ancora contro il razzismo

Il clima di ostilità razziale, è stato incentivato da una politica di stampo estremista e di supremazia bianca, portata avanti, ormai dall’ex presidente Donald Trump. Al suo successore, John Biden, l’arduo compito di ricostruire il melting pot americano. In fase di campagna elettorale, il movimento Black Lives Matter, sorto in tutto il mondo, dopo la morte di George Floyd, si è schierato a favore della presidenza Biden. Dunque, passano i decenni in America, ma la speranza e “il sogno” americano, rimane sempre quello di Martin Luther King. Si fa quindi strada l’auspicio che l’uguaglianza razziale, diventi un principio mondiale e non solo una chimera di propaganda elettorale.

a cura di Chiara Bonacquisti

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