«Qui non troverai né Centauri, né Gorgoni, né Arpie: la mia pagina ha il sapore dell’uomo». Lo scriveva Marco Valerio Marziale a proposito dei suoi celebri Epigrammi e, in effetti, la definizione data dal poeta alla sua strssa opera è del tutto corretta. I tratti della sua personalità sagace e ironica sono ben visibili in ogni verso, e raccontano, attraverso il filtro della sua intelligenza, la società della Roma imperiale e la sua vita personale.
Le aspirazioni e le ambizioni che si scontrano con i limiti della vita da cliente, vissuta come una mortificazione, la satira nei confronti di questo o quel personaggio di spicco della comunità, bersaglio perfetto delle sue parole, la battuta fulminante (aprosdoketon o fulmen in clausula) a dare la stoccata finale e fatale. Marziale coglie la comicità che si cela dietro le situazioni reali, specialmente nei vizi e nei difetti umani; delinea, così, dei tipi ben precisi, dal finto ricco alla lussuriosa, fino al pervertito. Ecco, allora, una breve selezione di alcuni tra i suoi componimenti più divertenti.
Marzie e gli Epigrammi: una buona parola per tutti

Da Epigrammi. Liber primus. Epigr. n. 19
“Se ricordo bene tu, oh Elia, avevi quattro denti:
due li spazzò via un colpo di tosse,
e altri due denti li portò via un altro colpo di tosse.
Ormai puoi tossire tranquilla tutto il santo giorno:
un terzo colpo di tosse non ha più nulla di portar via”.
Da “Epigrammi. Liber primus”, epigr. n. 28
“Se qualcuno crede che Acerra puzzi di vino
bevuto il giorno prima, si sbaglia.
Acerra beve sempre fino al mattino”.
Da “Epigrammi. Liber primus”, epigr. n. 47
“Poco fa Diaulo era un medico, ora è un becchino:
ciò che fa da becchino lo aveva fatto anche da medico”.
Da “Epigrammi. Liber secundus”, epigr. n. 58
“Tu, oh Zoilo, vestito di una bella toga nuova
deridi la mia che è logora.
Sì, è logora, oh Zoilo, ma è la mia”.
Da “Epigrammi. Liber tertius”, epigr. n. 43
“Oh Letino, coi tuoi capelli tinti vuoi farti credere un giovane,
tu che dianzi sembravi un cigno
e tutt’a un tratto sei diventato un corvo.
Ma non ingannerai tutti; Proserpina sa bene che sei canuto:
ella strapperà la maschera al tuo capo”.
Vizi e virtù dell’animo umano
Da “Epigrammi. Liber quartus”, epigr. n. 36
“Hai la barba bianca, ma i capelli neri.
Ecco la spiegazione, oh Olo:
la barba non puoi tingerla, la chioma sì”.
Da “Epigrammi. Liber septimus”, epigr. n. 94
“Era stato un profumato unguento quello che poco fa
era contenuto nel vasetto: dopo che Papilo vi ha accostato
il naso, ecco, è divenuto una salsa di pesce”.
Da “Epigrammi. Liber nonus”, epigr. n. 10
“Vuoi sposare Prisco: non mi stupisco, oh Paola.
La sai lunga, ma Prisco non ti vuole sposare.
Anch’egli la sa lunga”.
Da “Epigrammi. Liber nonus”, epigr. n. 15
“La scellerata Cloe ha posto sui monumenti funebri
dei suoi sette mariti questa iscrizione:
“È opera mia”. Poteva essere più chiara di così?”.
Da “Epigrammi. Liber duodecimus”, epigr. n. 7
“Se Ligeia ha tanti anni, quanti capelli
porta su tutto il capo, ha tre anni”.
Federica Checchia
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