Anche se siamo in pieno agosto, il ticchettio nella mente degli studenti inizia a farsi sempre più insistente. Le ore di sole stanno pian piano diminuendo, e settembre non è poi così lontano. È tempo di decidere quale diario comprare e se quello zaino sia in grado o meno di reggere per altri nove mesi il peso di libri e dizionari. Le versioni assegnate a fine maggio e abbandonate in un angolino scalpitano, i compiti di matematica attendono e le verifiche della prima settimana incombono minacciose. Insomma, lo diciamo a bassa voce, ma sotto sotto lo sappiamo: manca poco alla riapertura della scuola.

Croce e delizia di ognuno di noi, con le sue mura detestate con viscerale trasporto e nostalgicamente rimpiante a qualche decennio di distanza. Punto focale, nel periodo che va dai sei ai diciannove anni, di gioie e dolori, grandi soddisfazioni e cocenti delusioni, non solo in ambito accademico. Tra quei banchi un po’ scheggiati e quella lavagna piena di segni del cancellino s’impara a leggere, scrivere e far di conto. Si apprende che barbabietola da zucchero, fotosintesi clorofilliana e muschi e licheni possono salvare anche le interrogazioni più compromesse. Si comprende che, cambiando l’ordine degli addendi, il risultato non cambierà.

Ma c’è di più, molto di più. Il distributore di merendine diventa un punto di ritrovo dove nascono amicizie e flirt. La ricreazione si trasforma nell’unica occasione per scontrarsi “casualmente” con il belloccio della 4B. Il bagno delle ragazze è un posto in cui confidarsi, prestarsi tampax e spazzole e creare legami indissolubili. Si matura insieme, e insieme si scoprono l’amore, il batticuore di due sguardi che s’incrociano e la paura del rifiuto. Ci si scambiano quaderni e primi baci, si diventa grandi. Con un materiale umano del genere, è ovvio che il cinema si sia dedicato spesso a questo microcosmo così sfaccettato e complesso. Ecco, allora, dieci film per prepararsi al rientro a scuola, nella speranza di rendere più dolce il suono della prima campanella.

Film e scuola: la cinematografia italiana

film scuola
L’attimo fuggente, tra i più celebri film ambientati a scuola

Io speriamo che me la cavo (1992). Tratta dall’omonimo libro di Marcello D’Orta, questa commedia diretta da Lina Wertmüller vede un Paolo Villaggio che si discosta dallo sfortunato Fantozzi e si ritrova per errore in una scuola elementare di Corzano, diroccato comune del napoletano, anziché nella fittizia Corsano, a pochi passi dalla sua Genova. Il maestro Sperelli, dopo l’iniziale riluttanza, diviene il punto di riferimento per la sua classe, composta da bambini dalle famiglie difficili che sfogano la creatività inespressa nei loro irresistibili temi. Alunni e insegnante stabiliscono un rapporto di fiducia e affetto, in cui i primi hanno l’opportunità di vivere, almeno in parte, un’infanzia serena, acquisendo i mezzi necessari per poter affrontare la vita con sicurezza e un augurio: «Io speriamo che me la cavo».

La scuola (1995). Con la regia di Daniele Luchetti, La scuola è la trasposizione per il grande schermo di due romanzi di Domenico Starnone, Ex Cattedra e Sottobanco. Ambientato in un istituto tecnico della periferia romana, racconta la storia del corpo docente e di quello studentesco con una serie di flashback, fino ai tanto temuti scrutini. Tra equivoci e contrasti generazionali, Silvio Orlando e il suo professor Vivaldi fanno vivere e rivivere storie di ordinaria follia che possono accadere solo in questo ambiente. Un universo a sé e, nello stesso momento, perfetto riassunto di vizi e virtù dell’umanità.

Auguri professore (1997). Solo se interrogato è uno dei libri più riusciti e apprezzati di Starnone. La sua analisi del sistema scolastico ha spinto Riccardo Milani a ricavarne un film, con Silvio Orlando nuovamente dietro la cattedra. Il professor Lipari, un tempo appassionato studioso di lettere, ma ora disincantato e quasi svogliato nel suo lavoro, ritrova una sua ex alunna (Claudia Pandolfi), divenuta ormai sua collega. L’inaspettato incontro gli permetterà di ricordare i suoi primi anni d’insegnamento, quando la voglia di cambiare il mondo una lezione alla volta era forte e, piano piano, di riaccendere la scintilla sopita.

Tra primi amori e ultimi esami: gli anni del liceo

Come te nessuno mai (1999). Roma, fine anni Novanta. Silvio Muccino, diretto dal fratello Gabriele, è il liceale Silvio, perdutamente innamorato di Valentina, fidanzata del suo migliore amico. Le sue sofferenze sentimentali si mescolano con i cortei studenteschi, che si rifanno ai moti del ’68, ma senza una vera motivazione ad animarli, che sfociano nell’occupazione dell’istituto. Tra incomprensioni e confronti, Come te nessuno mai evidenzia i dissidi interiori dell’adolescenza e le continue esperienze e novità di un’età fragile, che vede la scuola come prigione, ma anche come nido.

Notte prima degli esami (2006). Ispirato al brano di Antonello Venditti, inno ufficiale dei maturandi dal 1984 in poi, l’esordio di Fausto Brizzi ci riporta negli anni Ottanta con Luca Molinari (Nicolas Vaporidis), diviso tra il suo amore per la bella Claudia (Cristiana Capotondi) e l’attesa degli scritti. A rendere tutto più complicato, l’intricato rapporto con il professor Martinelli (Giorgio Faletti) soprannominato dai suoi allievi “La Carogna”. Cotonature, pennette alla vodka e Duran Duran non devono però ingannare; il decennio sarà pure diverso, ma le emozioni restano le stesse. La maturità non è solo un diploma, ma la fine dei giorni più spensierati. La notte prima degli esami è un rito di passaggio verso l’età adulta, un modo per salutare i banchi di scuola prima di dirigersi verso l’ignoto. Una serata da passare con gli amici di sempre e -perché no?- con quel prof severo che, in fondo, tanto carogna non è.

Film ambientati a scuola: incontri che cambiano la vita

Il club degli imperatori (2002). Michael Hoffman porta in sala il racconto “The Palace Thief”, di Ethan Canin. La missione del brillante William Hundert, stimato professore del St. Benedict College, è da sempre quella di forgiare il carattere dei suoi alunni. Trova, però, non poche difficoltà con Sedgewick Bell (Emil Hirsch), figlio di un influente senatore e fortemente indisciplinato. Scorgendo in lui del potenziale, nonostante l’atteggiamento spavaldo, tenta di smussare i suoi spigoli, ma non sempre le cose vanno come si desidera. Il film mette in evidenza la difficoltà di avere a che fare con studenti difficili e i danni provocati da genitori assenti o più interessati al prestigio che al bene dei propri figli. Danni a volte indelebili, anche con tutto l’impegno possibile da parte degli educatori.

L’attimo fuggente (1989). Il cult movie di Peter Weir è forse l’esempio più calzante di cinema a tema scolastico. Robin Williams, nei panni del professor John Keating, porta il suo approccio didattico sui generis nel collegio maschile di Welton. Grazie a lui, i suoi studenti capiranno che la poesia non è l’ennesimo genere letterario da studiare, ma l’espressione più alta dei sentimenti di un uomo. Nonostante la perplessità del preside, la filosofia di Keating farà breccia nel cuore dei ragazzi; seguendo il principio del “Carpe diem” si lanceraanno in nuove avventure, infiammati dal desiderio di seguire la propria strada.

Il professore cambia scuola (2017). François Foucault insegna in un prestigioso liceo parigino. Per far colpo su una donna, che scoprirà solo dopo lavorare al ministero dell’Educazione Nazionale, si sbilancia circa la necessità di mandare professori esperti nelle scuole disagiate. Dopo una serie di vicissitudini si trova costretto a ad accettare un trasferimento di un anno in un istituto di periferia a Stains. Il suo metodo elitario, naturalmente, si rivela fallimentare in una banlieue, ma Focault, seppur con fatica, riesce a stabilire una connessione con i suoi alunni, scoprendo una ricchezza inaspettata nella gioventù del posto.

Film e scuola: oltre l’aula c’è di più

School of Rock (2003). Chi l’ha detto che dei bambini non possano diventare delle star? Jack Black è Dewey Finn, musicista squattrinato che si finge maestro per questioni economiche, ma che individua un talento incredibile nella sua classe, spingendo i suoi alunni a partecipare a una vera e propria gara tra band. La scuola non è solo algebra e geografia, e la musica è un linguaggio universale, che può tirare fuori l’anima rock di ognuno di noi.

Wonder (2017). Come si comportano i più piccoli di fronte a un’apparente diversità? Spesso in modo sorprendente, e ad insegnarcelo è August “Auggie” Pullman, undicenne con una grave malformazione cranio-facciale, causata dalla sindrome di Treacher Collins. Per timore della reazioni dei compagni di classe, i genitori (Owen Wilson e Julia Roberts) non l’hanno mai mandato a scuola. Quando, però, è il momento di entrare in prima media, decidono di tentare. Inizialmente Auggie trascorre le giornate in solitudine ma, col tempo, stringe amicizie e comincia ad integrarsi. Da emarginato, diviene un esempio per i suoi coetanei, e anche per gli adulti. August impara e insegna una grande verità, che va oltre le ore di lezione e i libri di testo: «Quando puoi scegliere tra essere giusto o essere gentile, scegli di essere gentile».

Federica Checchia

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