Cultura

Lina Wertmüller, la prima regista donna candidata all’Oscar

Nata a Roma il 14 agosto 1928, Lina Wertmüller è stata un’importantissima regista italiana. Proveniente da una famiglia aristocratica di remote origini svizzere, si avvicina al mondo dello spettacolo all’età di diciassette anni. Si iscrisse all’accademia teatrale diretta da Pietro Sharoff e in breve tempo iniziò a lavorare al fianco di alcuni celebri registi come Guido Salvini e Giorgio De Lullo. Passò successivamente alla radio e alla televisione, fu regista e autrice della prima edizione del programma Canzonissima.

La carriera cinematografica

Fu aiuto regista di Federico Fellini in La Dolce Vita e 8 1/2, per quest’ultimo collaborò anche alla sceneggiatura. Il suo esordio alla regia cinematografica avvenne nel 1963 con I Basilischi, un film drammatico girato tra la Basilicata e la Puglia. La sua fama crebbe a dismisura negli anni Settanta, quando il suo successo toccò anche gli Stati Uniti. Fondamentale fu la collaborazione con l’attore Giancarlo Giannini, il quale prese parte a tutte le sue pellicole più importanti.

I film di Lina Wertmüller, noti per i loro lunghissimi titoli, furono fondamentali per il cinema italiano dalla seconda metà degli anni Sessanta. Tra questi ricordiamo Mimì metallurgico ferito nell’onore (1972), Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto (1974) e Pasqualino Settebellezze (1976). Il suo cinema si manifesta tendenzialmente in un modello di satira particolarmente drammatico e grottesco. Si pone come obiettivo quello di svolgere una critica sociale, che spesso va a toccare diversi ambiti come la politica, la mascolinità o l’economia.

I riconoscimenti a Lina Wertmüller

Fu la prima donna nella storia a ricevere una candidatura agli Oscar come miglior regia. Ciò accadde nell’edizione del 1977 con il film Pasqualino Settebellezze. La pellicola ricevette altre tre candidature: miglior attore protagonista, miglior film in lingua straniera e migliore sceneggiatura originale. Durante la cerimonia degli Oscar del 2020 le venne consegnato il riconoscimento alla carriera «per il suo provocatorio scardinare con coraggio le regole politiche e sociali attraverso la sua arma preferita: la cinepresa». Lina Wertmüller fu una grande icona per il femminismo italiano, poiché per prima riuscì a svolgere un mestiere a cui le donne facevano difficoltà ad accedere: la regista.

Non si può fare questo lavoro perché si è uomo o perché si è donna. Lo si fa perché si ha talento. Questa è l’unica cosa che conta per me e dovrebbe essere l’unico parametro con cui valutare a chi assegnare la regia di un film.

Lina Wertmüller

Ludovica Nolfi

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