Mascherine: gli errori da non commettere per evitare il contagio

Mascherine: quale dispositivi di protezione possono essere riutilizzati? Quanto durano? E dove conservarli? Ecco i 5 errori da non commettere per evitare il contagio.

Gli errori da evitare

Sono cinque gli errori da non commettere, quando si indossa la mascherina, per evitare il contagio.

Numero uno: Mai toccare la mascherina con le mani se non adeguatamente disinfettate. Anche aggiustarsi costantemente il dispositivo di protezione è secondo gli esperti un comportamento a rischio. La mascherina va messa e va tolta solo dopo essersi lavati le mani

Numero due: Indossare la mascherina non vuol dire fare a meno del distanziamento fisico che deve essere, comunque, sempre rispettato. Nel caso ci si trovasse in un luogo chiuso, invece, è importante far areare l’ambiente.

Numero tre: Come ha spiegato l’Organizzazione mondiale della Sanità, tenere le mascherine sotto al mento, porta a raccogliere molta sporcizia e sudore e non è di certo consigliato tornare a respirarci dentro. La mascherina, dunque, non andrebbe mai abbassata sotto al mento. Anche tenere il dispositivo di protezione solo sulla bocca è perfettamente inutile, sia per noi che per gli altri.

Numero quattro: La mascherina non va messa in tascaindossata sul braccio, ma riposta in una bustina di plastica o di carta per evitare contaminazioni. È bene ricordare che più si frequentano luoghi affollati, più il dispositivo di protezione si può contaminare. In questi casi è necessario prestare più attenzione e cambiarlo (o sanificarlo) con maggior frequenza

Numero cinque: Non utilizzare mascherine che hanno perso il loro potere filtrante.

La durata delle mascherine 

Secondo il presidente dell’Istituto superiore di sanità (Iss), Silvio Brusaferro:

“Le mascherine chirurgiche sono efficaci due, massimo sei ore, ma ad oggi non ci sono strumenti e metodologie che ne garantiscano il riutilizzo con le stesse performance”. 

“Per quelle di comunità, ovvero quelle non sono soggette a particolari certificazioni, si può ragionare in base al tipo di materiale utilizzato”

“In generale, per la mascherina chirurgica, ad oggi non ci sono evidenze circa un loro possibile riutilizzo. Per quelle di comunità, invece, in relazione al tipo materiale può essere valutato un loro eventuale riutilizzo”.

Per le mascherine chirurgiche, quindi:

“Non è consigliato il riutilizzo e neppure il ricondizionamento mentre può essere preso in considerazione l’uso prolungato”.

Per quanto riguarda la sanificazione delle mascherine di comunità (quelle in tessuto), il gruppo ospedaliero San Donato spiega:

“Andrebbero pulite o disinfettate dopo ogni utilizzo. A seconda dell’uso possono essere lavate in lavatrice a 60° o anche a mano con acqua calda e un detergente delicato. L’asciugatura è bene avvenga in un luogo caldo. Queste mascherine, però, sono in grado di filtrare le particelle virali più grandi, ma sono poco efficaci per le goccioline più piccole”.

Le mascherine Ffp2

Se frequentiamo ambienti a rischio possiamo scegliere mascherine con una una capacità di filtro più elevata.

Tra queste ci sono le Ffp2 che però, come spiegano dal San Raffaele di Milano, sono monouso e andrebbero indossate per un massimo di 7-8 ore consecutive. 

Secondo il gruppo San Donato tra i dispositivi Ffp1, Ffp1 e Ffp3 ne esistono anche alcuni riutilizzabili (identificabili dalla lettera R), mentre quelli non riutilizzabili sono catalogati con la sigla NR

È bene dunque leggere bene l’etichetta e fare riferimento ai consigli del produttore, sia per quanto riguarda l’uso che la durata. 

Indossare un dispositivo di protezione inefficace può rivelarsi fatale per noi o per gli altri. 

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