La musica non si ferma. Non ha barriere, non ha argini, non ha confini. Il senso della musica è tutto qui. Un linguaggio sublimato che si trasmette da persona a persona, senza sosta e senza limiti. A chi la vive come un’industria spesso vede questa dimensione può sfuggire di mano. Non è lo stesso per gli artisti che fanno musica perché la musica è vita ed è per loro un’esigenza. E così non importa dove suoni, l’importante è farlo.

Così Max Gazzè, l’istrionico artista romano, sceglie di non darsi per vinto. Una musica può fare si intitola una delle sue più famose canzoni. E lui ha deciso di “fare”. Di iniziare. Pur tra tutte le restrizioni, Max sceglie di ripartire.

Dopo il lockdown è stato dato il via alle manifestazioni fino a mille persone e lui ha deciso di ricominciare da qui. Del resto la dimensione dei club è certamente congeniale a chi, come lui, viene dalla gavetta, così come quella del teatro. Situazioni che per loro natura coinvolgono un numero limitato di persone. Quindi, attenendosi alle nuove regole, Max Gazzè i concerti li farà. E non è da escludere che questa iniziativa possa fare da apripista per altri suoi colleghi. Del resto la musica è un’esigenza primaria anche per chi ne fruisce e per gli appassionati la mancanza dei grandi eventi sarà sicuramente il pretesto per concentrarsi sui piccoli. 

Max Gazzè in concerto
Max Gazzè in concerto – Photo Credits: Aron Greco

Già la settimana passata Max, in un’intervista ad RTL 102,5 aveva detto:

“Mi è mancato il contatto con le persone, il suonare insieme, il preparare progetti. – Dovevo preparare un disco e andare in studio di registrazione e a me piace farlo con i musicisti con cui suono da anni. Per quanto sia interessante fare una preproduzione a casa, lavorare sulle canzoni con il proprio computer, poi il vero succo dell’armonia musicale esce fuori quando si sta insieme, soprattutto con musicisti con cui si è molto affiatati”.

Successivamente, in un post su Instagram Max Gazzè ha invece anticipato il suo prossimo impegno con i concerti:

“Ho deciso di rimandare di un paio di mesi la registrazione del nuovo disco, di rinunciare ai cachet standard dei grandi live per ridare la dignità del lavoro a chi è fermo. ‘Scendo in palco’ per ‘1000 posti’ a sedere insieme a coloro che da anni mi accompagnano e senza i quali non esisterebbero i concerti, dai musicisti allo staff che lavora dietro le quinte. Ripartiamo dopo i minuscoli locali degli inizi, i club, i teatri, l’Arena di Verona, le Terme di Caracalla e i grandi festival, ripartiamo per far sì che questo piccolo spazio diventi una cosa grande per tutti. Non dimentichiamoci di quello che una musica può fare”.

Seguici su Metropolitan Magazine e Metropolitan Music

© RIPRODUZIONE RISERVATA