Cultura

#Metrolibri: Tre cavalli

“Tre anni una siepe, tre siepi un cane, tre cani un cavallo, tre cavalli un cane”.

Latitudine 41.07321810000001

Longitudine 14.327068300000064

Fine agosto, soffio di un’estate quasi al termine. Profumo di prato. Birra gelata. Una distesa di stelle sulle nostre teste. La reggia di Caserta a fare da spettatrice, testimone, inconsapevolmente complice.  

Ricordo di aver letto solo l’incipit. Sette semplici righe dal potere evocativo:

Leggo solo libri usati.Li appoggio al cestino del pane, giro pagina con un dito e quella resta ferma. Così mastico e leggo. I libri nuovi sono petulanti, resistono e bisogna spingere per tenerli giù. I libri usati hanno le costole allentate, le pagine passano lette senza tornare a sollevarsi”. 

Ricordo di essermi innamorata in quel preciso istante, anche del libro.

Erri De Luca
(PHOTO EDIT: Pinterest)

A distanza di giorni, a distanza di mesi, di parole dette, nascoste, illusioni e speranze disattese, non è stato facile iniziare a leggerlo, non è stato facile continuare e nemmeno terminarlo. Ho impiegato  più tempo del necessario nel leggere questo  libro di appena cento pagine. Ma era  proprio del tempo di cui avevo bisogno. Tempo per assimilare le parole, tempo per digerirle, tempo per scacciare quei ricordi che da quella sera mi tengono compagnia.  

I ricordi, insieme alla speranza, a volte sono le emozioni peggiori che ci possa capitare di provare. 

Il protagonista senza nome di questo libro di Erri De Luca, scrittore napoletano, scrive dei suoi demoni per cercare di arginarli, li vive attraverso i ricordi tattili, attraverso la terra che egli stesso lavora come riscatto per quella vita che gli ha concesso più di un’opportunità come il titolo stesso suggerisce, tre cavalli, tre vite di cui due già vissute. 

Passanti tra le ombre
(Photo edit: tiziana-laterradimezzo.blogspot.com)

Di mestiere fa il giardiniere perché ammira i prodotti che nascono dalla combinazione di sole e acqua, e li cura con la stessa devozione che si riserverebbe ad una donna. 

Stringe legami fugaci che gli segnano l’anima come le mani vengono segnate dai ferri del mestiere. Quelle mani ruvide, che profumano di aglio e rosmarino. 

Lascia che le persone entrino nel suo mondo attraverso le sue storie, e si lascia trasportare nelle storie altrui, entrando sempre in punta di piedi, per non disturbare. 

Convive con i fantasmi del passato che a volte, seduto ad un tavolo d una osteria, sotto il sole cocente che gli segna le spalle, tra le braccia di una donna per sentire il cuore più leggero, tornano a tormentarlo. Ricordi di un paese lontano, di un’America Latina che l’amore ha portato a conoscere e che il dolore ha portato ad abbandonare. Il ricordo di un ragazza dalla voce potente capace di rompere anche il silenzio più assordante. 

Copertina libro edito Feltrinelli
(PHOTO EDIT: Pinterest)

Continua, nonostante gli anni, a sentirsi legato a lei, come i lacci delle scarpe lasciati nel buio di un armadio. Legato a lei, per non averla potuta salvare e per non aver salvato se stesso.  Girovago tra i mari dell’oceano, quello stesso oceano che fa da camposanto alla ragazza dalle mani legate, gettata in mare affinché le acque potessero mettere a tacere le sue corde. Vagabondo in cerca della sua isola felice, in cui trovare pace, in cui smettere di sentirsi dondolato dalle acque, in cui radicarsi come un albero di Ulivo. Forte, longevo, antico. 

Trova l’amore tra le braccia di una donna che per mestiere ascolta gli uomini. 

Bisognosa anch’ella di riscatto,  si abbandona tra le braccia esperte di quell’uomo quasi ignaro di quanto amore sia ancora capace di dare. Nonostante la vita, nonostante tutto.

Albero di Ulivo
(PHOTO EDIT: Pinterest)

Ho lasciato un segno, numerosi segni su questo libro. Numerose pieghe per ogni frase, citazione, parola che colpiva e affondava. Come mille rughe, ho segnato questo libro con la mia storia. Preferisco anch’io i libri usati, raccontano più di una storia. Quella scritta e quella non detta, raccolta tra le pagine, tra le piegature, sottolineature, macchie di caffè, aloni, lacrime. Quando leggi un libro usato ne senti il peso, puoi sentirlo sotto i polpastrelli. 

Edito da Feltrinelli, la prima edizione viene pubblicata nel 1999. Il libro, scritto dal poeta e giornalista napoletano Enrico De Luca, detto Erri, aveva già conquistato il pubblico italiano con numerosi titoli.

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