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Aprile 13, 2021, martedì

Mihajlovic, a Sanremo con Ibrahimovic: sarà spettacolo assicurato

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Si accettano scommesse, sarà uno dei Festival di Sanremo più competitivi di sempre. I cantanti in gara questa volta però non c’entrano. Ci concentriamo invece sugli ospiti di un Festival della canzone italiana da ribattezzare per questo episodio in “Sanremo Football Club”. Sul palco dell’Ariston si assisterà infatti a una rivisitazione inedita di un classico della musica italiana. Sinisa Mihajlovic e Zlatan Ibrahimovic duetteranno sulle note di Io Vagabondo dei Nomadi e che dire… la curiosità è a mille. Soprattutto alla luce delle dichiarazioni del serbo, sicuro al 100% di avere più possibilità, rispetto all’amico svedese, di conquistare il vasto pubblico sintonizzato su RAI1. Chissà come l’avrà presa Ibra, uno che dà il meglio di sé quando la pressione chiama. Si trasformerà in una popstar per l’occasione? Beh, vedremo se riuscirà anche questa volta a sorprenderci.

Sinisa Mihajlovic non mostrerà alcun timore sul palco dell’Ariston, né apparirà imbarazzato mentre calpesta un red carpet. Ci ha abituato più volte ad uscire dalla comfort zone e ad affrontare nuove sfide via via sempre più impegnative, sempre con ben fissa l’idea di poterle superare. Non stiamo parlando di un guru dell’ottimismo ma di un uomo capace di mettersi alle spalle non solo il dramma di una guerra fratricida bensì anche un conflitto incentrato tutto sul personale, di quelli che ti portano inevitabilmente ad un bivio in cui lasciarsi andare non è una risposta possibile. Sinisa davanti a 60 milioni di italiani può cantare di aver superato una fase più complicata della propria vita ed è la musica migliore che potessimo aspettarci in un Sanremo così influenzato dalle restrizioni dovute alla pandemia.

Mihajlovic: una sentenza su punizione

Sinisa Mihajlovic nasce il 20 febbraio del 1969 a Vukovar, nell’attuale Croazia. Muove i primi passi da calciatore professionista nel Borovo. Nel 1988 passerà al Vojvodina, dove rimarrà per due stagioni e vincerà subito un campionato jugoslavo. Tra il 90’ e il 92’ indosserà poi la maglia della Stella Rossa di Belgrado, con cui conquisterà non solo 2 campionati jugoslavi, ma addirittura alzerà una Champions League nella finale di Bari del 91’ contro l’Olympique Marsiglia, trasformando il quarto dei rigori decisivi a fronte dello 0-0 maturato al termine dei tempi supplementari. Nel 1992 diventa un giocatore della Roma, con cui assaggia per la prima volta i campi della Serie A.

Due anni più tardi si trasferisce a Genova sponda Samp, dove resterà fino al 1998, quando la Lazio sborserà una cifra pari agli attuali 17 milioni di euro per accaparrarselo. Nell’anno del suo ritorno nella capitale sarà tra i protagonisti della trionfale cavalcata in Coppe delle Coppe. La stagione successiva la conquista della Supercoppa Europea è invece l’antipasto di uno Scudetto che mancava ai biancocelesti dal 1974. Resterà a Roma fino al 2004, per poi passare all’Inter dell’amico Roberto Mancini. In nerazzurro chiuderà la carriera da calciatore nel 2006, vincendo 2 Coppe Italia, una Supercoppa Italiana e lo Scudetto assegnato al Biscione dalla giustizia sportiva, alla luce dello scandalo Calciopoli. Dirà addio ai terreni di gioco della Serie A con il record ancora imbattuto di 28 reti da calcio piazzato, di cui 3 in un solo match.

Da Bologna a Bologna: la carriera da allenatore

Appesi gli scarpini al chiodo rimane in nerazzuro come vice di Mancini fino al 2008. Nello stesso anno affronta la sua prima esperienza da capo allenatore, in quello che appare proprio come un segno del destino. Sinisa si siederà infatti a stagione in corso sulla panchina del Bologna, subentrando a Daniele Arrigoni. Un’esperienza che dura però appena 22 partite, venendo sollevato dall’incarico in favore di Giuseppe Papadopulo, che condurrà poi i felsinei alla salvezza. Nel dicembre 2009 firma con il Catania, in sostituzione dell’esordiente in Serie A Gianluca Atzori, il quale fino ad allora aveva ottenuto il misero bottino di 9 punti in 15 giornate e occupava l’ultimo posto in classifica. Mihajlovic risolleverà i rossazzurri conquistando così ben 36 punti, valevoli il tredicesimo posto finale.

Da lì arriva la grande occasione a Firenze, questa volta non più da subentrato. Nella stagione 2010-2011 la sua Fiorentina si piazzerà in nona posizione, l’anno seguente viene riconfermato ma per lui e i viola le cose peggioreranno: con soli 12 punti nelle prime 10 uscite la società è costretta ad allontanarlo. Al suo posto arriverà Delio Rossi, protagonista poi dello spiacevole episodio della rissa in panchina con Adem Ljajic. Nel maggio 2012 Mihajlovic diventa c.t. della sua Serbia, che guiderà fino al novembre 2013. L’obiettivo è il raggiungimento della qualificazione ai Mondiali in Brasile del 2014, ma il tecnico non riuscirà nell’ impresa chiudendo il girone come terzo classificato dietro corazzate come Belgio e Croazia.

Terminata l’esperienza con la Nazionale, la Serie A lo attende a braccia aperte. Il 20 novembre 2013 Sinisa ritorna dopo 15 anni alla Samp. Questa volta, al contrario di come è avvenuto a Firenze, sarà lui a sostituire l’esonerato Delio Rossi. Nel primo anno della sua esperienza blucerchiata concluderà il campionato in dodicesima piazza. L’anno seguente i doriani chiuderanno al settimo posto che, grazie alle inadempienze del Genoa relative alla licenza Uefa, si trasformerà in una qualificazione ai preliminari di Europa League. Mihajlovic è pronto dunque per la grande occasione della sua carriera.

Il 16 giugno 2015 diventa allenatore di un Milan reduce dal drammatico cammino della brevissima era Inzaghi. A lui va il merito di aver lanciato fra i pali l’appena sedicenne Gigio Donnarumma e in più di aver riportato dopo ben 13 anni i rossoneri in finale di Coppa Italia, senza però poterla disputare per via dell’esonero maturatosi il 12 aprile 2016 in favore di Christian Brocchi. Un mese dopo il serbo trova già panchina: questa volta è il Torino ad affidarsi a lui per raggiungere l’Europa. Il primo anno in granata termina al nono posto, in una stagione che si ricorda perlopiù per le 26 reti in Serie A di Andrea Belotti. Nella stagione 2017-2018, nonostante una buona prima parte di stagione, al fischio finale della sconfitta per 4-0 dello Stadium, nel quarto di finale di Coppa Italia con la Juve, è costretto a lasciare il posto a Walter Mazzarri.

Il 18 giugno 2018 diventa poi allenatore dello Sporting Lisbona, ma il matrimonio col club portoghese dura soltanto 9 giorni. Per rivederlo in panchina bisogna aspettare gennaio 2019. Il Bologna naviga in penultima posizione e ha bisogno di rialzarsi in fretta e furia per evitare una clamorosa retrocessione. La società guidata da Joey Saputo punta così su Sinisa Mihajlovic e mai scelta si rivelerà così tanto azzeccata. Il Bologna mette in scena un girone di ritorno da capolavoro, coronato da una striscia di ben 7 vittorie casalinghe consecutive. L’anno seguente il Bologna si piazzerà dodicesima in Serie A, ma per Sinisa non sarà quello il campionato più importante.

Mihajlovic: la battaglia più grande

Nel bel mezzo della preparazione alla stagione 2019-2020, Sinisa Mihajlovic annuncia con una conferenza stampa di essersi ammalato di leucemia. Uno shock enorme per l’intero mondo del calcio, strettosi attorno con solidarietà all’allenatore serbo. Inizierà dunque un periodo spossante per Sinisa, costretto a sottoporsi a sfiancanti cicli di chemioterapia. Non è però il tipo abituato a mollare e lo dimostra a tutti in occasione della prima giornata di campionato. Il Bologna esordisce a Verona contro l’Hellas e lo farà guidato dal proprio condottiero. Dopo soli 44 giorni di ricovero Mihajlovic è bordocampo a dare indicazioni, a spronare e richiamare i propri giocatori.

Un segnale di chi non vuole proprio sentirne parlare di gettare la spugna. Con il passare dei mesi il tecnico del Bologna si rivedrà sempre più spesso in panchina, fino a ritornare a una serialità che lo ha portato sabato, nel match contro la Lazio, a raggiungere le 100 panchine in Serie A. Un obiettivo reso possibile anche grazie alla donazione di midollo da parte di un ragazzo 22enne americano a cui Sinisa, come asserito da ospite di Bruno Vespa a Porta a Porta, non può che essere riconoscente. Ma prima di tutto ringrazia sé stesso, per aver avuto la forza di non mollare:

Cerchi di reagire. Ognuno lo fa a suo modo. La verità è che non sono un eroe, e neppure Superman. Sono uno che quando parlava così, si faceva coraggio. Perché aveva paura, e piangeva, e si chiedeva perché, e implorava aiuto a Dio, come tutti. Pensavo solo a darmi forza nell’unico modo che conosco. Combatti, non mollare mai. E chi non ce la fa? Non è certo un perdente. Non è una sconfitta, è una maledetta malattia”. (Intervista al Corriere della Sera)

L’amicizia con Ibrahimovic

Giovedì 4 marzo Sinisa Mihajlovic si esibirà all’Ariston a fianco all’amico Zlatan Ibrahimovic. Un rapporto fraterno che si sarebbe anche potuto trasformare in lavorativo, se lo svedese avesse accettato la proposta del Bologna al posto di legarsi nuovamente al Milan. Sinisa dimenticherà il mancato passaggio in rossoblu dello svedese, per approcciarsi alla vetrina sanremese come ad un’occasione di pura festa. E pensare che il rapporto tra i due è nato sotto tutt’altri auspici. Indimenticabile l’immagine di quel battibecco tra i due in occasione di Juventus-Inter del 2005 (deciso dalla rete nerazzurra di Julio Cruz), sfociato in una testata di Ibra a Miha che costò tre giornate di squalifica allo svedese con la prova tv.

Matteo Curreri

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Matteo Currerihttps://metropolitanmagazine.it
Nato a Torino, da poco ho lasciato casa per trasferirmi a Milano, dove ho intrapreso il mio percorso di studi. Appassionato di calcio e incuriosito dal mondo del basket, ho deciso di iniziare questa collaborazione con Metropolitan Magazine Italia per entrare ancora di più nel vivo dei miei interessi. Innamorato della black music ed, in generale, della street culture.
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