Calcio

Milan, Boban è solo l’ennesimo capro espiatorio?

Il Milan si appresta a mettere in atto l’ennesima rivoluzione in seno all’organico societario. A farne le spese è stato Zvonomir Boban, licenziato a causa di divergenze interne, e che a fine stagione verrà seguito da Maldini e Massara. Il conflitto di potere lo ha vinto l’uomo “ombra” della società: Ivan Gazidis.

Milan, Boban silurato dopo appena nove mesi

“Il Milan ai milanisti”: era all’insegna di questo motto che, lo scorso giugno, il diavolo aveva annunciato il ritorno di due icone del passato come Boban e Maldini all’interno delle sfere societarie. Come se il fondo Elliott (propietario del club), avesse voluto attingere ad una storia gloriosa per risollevare un presente tribolato ed avaro di soddisfazioni. Nove mesi dopo, a seguito di attriti con l’AD Gazidis e con il sentore di una stagione destinata al fallimento, Boban è stato sollevato dall’incarico di CFO del club. Ma facciamo chiarezza su quanto successo dalle parti di Milanello negli ultimi giorni.

I contatti con Rangnick e lo scontro con Gazidis

Cos’ha causato la rottura tra Boban e Gazidis? Stando alle indiscrezioni, presunti contatti che l’ex AD dell’Arsenal avrebbe avuto con Ralf Rangnick, al fine di offrirgli un rolo da dirigente-allenatore per il prossimo anno. Un flirt del quale tutti i vertici rossoneri (eccetto Singer) sono stati all’oscuro e che, perciò, ha mandato Boban su tutte le furie. Il croato si è espresso in questi termini nei confronti del collega, ai margini di un’intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport:

“Se il Milan può definirsi unito? Prendendo atto di mille difficoltà iniziali, delle differenze culturali e delle passioni rossonere ben diverse, fino a qualche giorno fa pensavo fosse così. Contattare Rangnick e non avvisarci, invece, è stato irrispettoso ed inelegante, un comportamento non da Milan”.

Boban ha poi rincarato la dose accusando la società di essere stata poco chiara in merito agli obiettivi da raggiungere. Da qui, il licenziamento immediato per “giusta causa”. L’impressione è che al Milan manchi, non solo da questa stagione, una figura forte capace di far remare tutti nella stessa direzione. La proprietà appare troppo distante e ha preferito ancora una volta, come già successo con Gattuso un anno fa, sacrificare un capro espiatorio per nascondere l’impossibilità di competere ad alti livelli.

Milan, chi è il “professore” Ralf Rangnick?

Le referenze sono ottime: Ottmar Hitzfeld, l’allenatore più vincente della storia tedesca, lo ha definito un “visionario” capace di rivoluzionare il calcio in patria. Ralf Rangnick, attualmente a capo della sezione sportiva del gruppo Red Bull (propietario, in Europa di Lipsia e Salisburgo), potrebbe presto diventare il nuovo “vate” della causa rossonera. Il suo palmares parla di una coppa e una supercoppa di Germania vinte alla guida dello Schalke, squadra con cui ha raggiunto anche la semifinale di Champions nel 2011.

Il “professore”, come viene soprannominato, è un personaggio poliedrico, capace di disimpegnarsi bene nelle vesti di allenatore e direttore sportivo. Suo lo “zampino” nella scoperta di diversi talenti: Manè (ai tempi dell’Hoffeneim) e, non ultimo, Haaland, che ha allenato lo scorso anno sulla panchina del Salisburgo. Gazidis vorrebbe affidargli il doppio ruolo di allenatore-giocatore, un inedito per il nostro calcio. L’appellativo di “professore” fa storcere il naso a molti milanisti: sarà mica un altro Giampaolo? La domanda che si rincorre sui social. Domanda alla quale occorreranno tempo e programmazione per essere risolta.

Milan: quale erdità lasciata da Boban?

Come giudicare, infine, l’operato di Boban e Maldini? I due hanno operato bene, nonostante l’austerity dettata dal Fair-play finanziario. Gli acquisti di Leao ed Hernandez rappresentano una buona base per il futuro, mentre Ibrahimovic ha subito elevato la caratura della squadra. Acquisti che denotano la presenza di una società ambiziosa ma lucida, incapace di creare false illusioni:

“Sappiamo bene-ha dichiarato l’ormai ex dirigente rossonero-di non poter riportare il club ai fasti d’un tempo. La nostra ambizione è quella di farlo rientrare almeno in Champions”.

Obiettivi ponderati e concreti che le manie di grandezza rossonere non hanno saputo rispettare.

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