Manca una manciata di giorni alla cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina, ma la settimana sembra essere partita con il piede sbagliato per l’Italia, Paese ospitante dell’evento sportivo, che incassa il primo caso di doping dell’edizione. Durante un controllo fuori competizione, la biatleta altoatesina Rebecca Passler è risultata infatti positiva al letrozolo, lo stesso farmaco antitumorale che, anni fa, ha messo nei guai la tennista Sara Errani.
Il letrozolo fa parte della categoria S4 del Codice Antidoping, che include i Modulatori ormonali e metabolici. Si tratta di un principio attivo molto specifico, che i medici prescrivono esclusivamente nel trattamento di donne in postmenopausa con tumore al seno iniziale positivo ai recettori ormonali. Servirsene per doparsi ha davvero poco senso, considerando le sue modeste potenzialità anabolizzanti. Proprio per questo, le positività in archivio -piuttosto rare- sono quasi sempre dovute a un’assunzione accidentale o a contaminazioni.
Rebecca Passler è il primo caso di doping a Milano-Cortina: cosa succede ora
Nata a Brunico nel 2001, Rebecca è nipote di Johann Passler, vincitore di due bronzi olimpici e due ori mondiali negli anni Ottanta, oggi coordinatore della logistica dell’impianto di Anterselva, in cui si svolgeranno diverse gare. La giovane sportiva, specializzata nel biathlon, era tra le cinque atlete convocate in Nazionale; dopo la notizia della sua positività, il sito dell’organizzazione l’ha subito depennata.
Dopo aver visto sfumare il sogno olimpico, Rebecca dovrà giustificare la presenza di letrozolo nelle sue urine. La biatleta non è in possesso di un’autorizzazione terapeutica, dunque dovrà cercare di provare l’esistenza di un’eventuale contaminazione non voluta. Passler ha dalla sua l’opzione di fare ricorso urgente alla sezione olimpica ad hoc del Tas, a Milano. Si tratta, tuttavia, di una vera e propria corsa contro il tempo, e una sentenza negativa potrebbe precluderle la possibilità di un processo completo a Losanna.
Diversi anni fa, Sara Errani, se la cavò con una squalifica di dieci mesi, dopo che i giudici accettarono la tesi secondo la quale una dose del farmaco, usato dalla madre della tennista, fosse finito accidentalmente nel brodo. Andò peggio al rematore Nicolò Mornati, sospeso per quattro anni per essere risultato positivo all’anastrozolo. In quel caso, il tribunale non credette alla sua buona fede.
Federica Checchia





