Cento anni fa, il 26 maggio 1926, nasceva Miles Davis, genio indiscusso del jazz che ha rivoluzionato la musica a livello internazionale. La sua arte, a distanza di decenni, continua ad influenzare numerosi artisti e ad essere ascoltata in ogni parte del mondo, segno della sua grandezza e immenso talento. Da “Summertime” a “So What”, da “Milestones” a “Bye Bye Blackbird” e “Blue in Green” sono diverse le canzoni che lo hanno reso grande grazie all’utilizzo magistrale della tromba.
Gli esordi
Cresciuto in una famiglia colta e benestante, nel 1944 inizia gli studi alla Juliard School di New York, ma poco dopo li abbandona per suonare nei locali accanto a nomi del calibro di Dizzy Gillespie e Charlie Parker. Durante questo periodo il suo apporto artistico ha contribuito, in parte, a ridefinire il suono classico del genere bepop, molto frenetico, per virare su una musicalità diversa e più lenta.
In breve tempo diventa un grande nel suo genere e nel 1949 fonda il cool jazz attraverso l’album “Birth of Cool”, il quale si focalizza principalmente su timbri orchestrali. Dopo numerosi successi, come “Kind of the Blue”, negli anni Sessanta attua una nuova svolta musicale introducendo elementi rock all’interno delle sonorità jazz. Da questo momento prende vita il genere fusion, che unisce il jazz, il funk e il rock.
Da genio rivoluzionario del jazz ad anima fragile, Miles Davis e i problemi con la giustizia
Indiscutibilmente geniale in ambito musicale, la vita di Miles Davis, purtroppo, è molto travagliata, segnata da problemi con la legge e abuso di sostanze stupefacenti. Il 1949 è l’anno decisivo, in cui l’artista, al rientro da un viaggio a Parigi, comincia ad assumere eroina. Tale avvenimento lo introduce in un circolo vizioso che, inevitabilmente, lo risucchia in un baratro senza fine.
Tra il 1952 e il 1953 viene arrestato per possesso di droga, durante il suo soggiorno a Los Angeles; probabilmente questo evento lo segna talmente profondamente da spingerlo a trovare una via d’uscita e nel 1954 si trasferisce per diversi mesi a St. Luis, dal padre, isolandosi dal resto del mondo per ripulirsi ed escludere eventuali ricadute.
Superata questa fase torna alla sua vita ma, purtroppo, i suoi problemi non finiscono. Nel 1959, a New York, viene preso di mira dalle forze dell’ordine, diventando vittima di uno dei più efferati e celebri casi di abuso di potere nei confronti degli afroamericani. Senza un apparente motivo, dei poliziotti lo aggrediscono e arrestarono, colpendolo alla testa in modo brutale. Le accuse, però, per fortuna non stanno in piedi e vengono ritirate in breve tempo. Questo, comunque, rappresenta un trauma sia per Davis, sia per tutta la comunità afro degli Stati Uniti.
Miles Davis e il rapporto con l’amore, dalle diverse relazioni ai matrimoni falliti
Anche a livello sentimentale la sua vita è scombussolata, trovandosi al centro di numerose relazioni e tre matrimoni. Tra i suoi grandi amori ci sono Betty Mabry, Frances Taylor, e Cicely Tyson, la quale lo ha aiutato ad uscire dalla dipendenza da eroina. All’interno delle diverse relazioni spesso ha assunto atteggiamenti disfunzionali e l’artista stesso, nella sua biografia dal titolo “Miles. L’autobiografia – Minima et Moralia”, afferma che diverse volte i suoi comportamenti sono stati estremamente tossici, sfociando anche nella violenza fisica.
Tutte queste circostanze, la droga, i problemi con la legge e le sue paturnie interiori, hanno indubbiamente contribuito a rendere la sua vita, e di conseguenza quella delle persone attorno a lui, un inferno, creando una discrepanza con il lato professionale.
Se da un lato, infatti, abbiamo una figura immensa capace di rivoluzionare la musica e regalare al pubblico brano indimenticabile, dall’altro abbiamo un uomo fragile che non è stato in grado di gestire le proprie fragilità e traumi, riversandoli nell’ambiente circostante. Ciò dimostra, in tal senso, come spesso il personaggio, e il talento, non coincidano con la persona che vi è dietro, rivelando due volti completamente diversi.
Articolo di Ambra Gabriella Samonà





