Nina Simone, cantante, pianista, scrittrice e attivista statunitense, avrebbe compiuto oggi novant’anni. Sebbene la sua formazione fosse prevalentemente classica, è diventata celebre per la sua incredibile interpretazione musicale del Jazz.
Nonostante questo, la sua era una musica irrefrenabile, senza limiti, che spaziava dal soul al blues, perfino al fox e al gospel. Cresciuta in una famiglia povera, nel nord Carolina, rimane fortemente segnata da quel che sarà il principio razziale che più volte minerà la sua carriera e la sua vita.
Nina Simone: la sua formazione

Nina muove i suoi primi passi studiando il piano, già in tenera età. Inizia a farsi conoscere nei primi anni cinquanta, incantando locali e piccoli club con la sua musica. Sono anni particolari, di transizione, e di novità: è il momento storico in qui Nina si definisce. Il suo nome d’arte deriva dal soprannome datole dal suo fidanzato, Nina dallo spagnolo niña, cioè piccola, e Simone è un chiaro omaggio alla grande attrice Simone Mignoret. Il suo stile accresce la sua fama: il brano cover di George Gershwin, “I Loves You, Porgy”, vince il Grammy Hall of Fame Award 2000.
Mentre è al lavoro con varie case discografiche, il suo primo album debutta nel 1958, raggiungendo con il singolo “Ain’t Got No, I Got Life” la seconda posizione nel Regno Unito e la prima nei Paesi Bassi. In occasione del rapporto stabile con la casa discografica Philips, le sue canzoni “Old Jim Crow” e “Mississippi Goddam” diventano inni per i diritti civili. Da non trascurare è il suo rapporto personale di amicizia e stima profonda con Malcom X e Martin Luther King. Nina da qui in poi prosegue la sua vita in giro per il mondo, viaggiando ed esplorando, con la sua musica come compagna di viaggio. Negli anni ottanta arriva il vero successo mondiale: Chanel utilizza il suo brano “My Babe Just Care For Me” per una pubblicità, e tutto il mondo rivolge la sua attenzione a Nina e alla sua musica, innalzandola ad icona del jazz.
La grande Nina: il peccato dell’uomo
Nina ha combattuto per i diritti umani e contro il razzismo. Ha addirittura accusato l’FBI e la CIA di sottovalutare il problema, se non addirittura di minimizzarlo. Con le sue note e la sua poetica ha voluto celebrare il genere umano per quel che è, nelle sue imperfezioni e nella sua straordinaria follia, esattamente come la sua musica.
Uno dei suoi pezzi probabilmente più sottovalutati è proprio “Sinnerman”, che vuol dire letteralmente peccatore. Si dice che il jazz sia la musica del diavolo, e Nina racconta proprio di un uomo che, arrivato davanti a Dio, corre come una trottola impazzita, ma la risposta del Signore arriva implacabile:
“But the Lord said
Nina Simone – Sinnerman
Go to the Devil, the Lord said
Go to the Devil
He said go to the Devil
All on that day
So I ran to the Devil”
Il testo, così complesso, le parole piene di esagitata disperazione che rispecchiano quella melodia impazzita, fuori dagli schemi, con gli assoli combinati dei diversi strumenti, compongono il fascino naturale del jazz, di cui Nina è simbolo indiscusso, icona assoluta. Sinnerman è uno dei suoi brani più rappresentativi, sentiti, profondi, che rappresentano la realtà umana per quello che è, senza filtri e senza veli, dove si lasciano libere le pulsioni e gli istinti. Lunga vita a Nina Simone, il suo jazz vivrà per sempre.
Maddalena Barnabà
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