Ormai è diventata una sorta di tradizione; in occasione del suo compleanno (oggi, 23 dicembre) Morgan ha annunciato la pubblicazione di due inediti. Un regalo a chi, nonostante tutto, continua ad essergli fedele, e forse anche un po’ a se stesso. Di sicuro, un metodo infallibile per tirar fuori ciò che cova dentro di sé, mettendo in musica pensieri e riflessioni.

«Tra poche ore sarà il mio compleanno», si legge in un post di Instagram, «come da tradizione pubblicherò due inediti, per il puro piacere di condividere il frutto di quel che faccio con amore in tutta questa mia vita, la musica». Il brano rilasciato s’intitola Pensiero unico; dell’altro, Spreco, il cantautore ha condiviso solo il testo, senza musica.

Morgan contro il “Pensiero Unico”

Si possono dire molte cose di Morgan, all’anagrafe Marco Castoldi, ma non che abbia paura di esporsi, anche a costo di risultare sgradevole. Recentemente, ha detto la sua sull’affaire Tony Effe e ha avuto parole poco gentili verso Jovanotti, solo per citarne alcuni. Anche in quest’occasione, comunque, si è scagliato contro colleghi e detrattori, senza fare sconti di pena a quello che definisce il «mainstream italiota».

Queste le parole dell’ex leader dei Bluvertigo: «Nessuno dei sedicenti pseudo artisti italiani contemporanei farebbe questo gesto di gratitudine verso i suoi ammiratori, perché non sono degli artisti, ma dei collaboratori del Sistema disumanizzante che fingono di criticare con stucchevole ipocrisia, sostenitori del capitalismo più basso e individualistico coercitivo e cancellatore di valori libertari e civili, promotori dell’ignoranza e distributori di musica senza musica con testi senza letteratura, personalità artificiali omologate ossessionate dal consumismo e dal divismo, incapaci di un pensiero autonomo e di qualsiasi iniziativa utile collettivamente».

Il testo di Spreco

Se di Pensiero Unico abbiamo sia melodia che parole, per quanto riguarda la seconda canzone, Spreco, ci si deve accontentare del testo, che è il seguente:

«Avere un’immagine rovinata è camminare in pigiama appena svegli verso il bagno con il pensiero intimo della propria vita sprecata che ci accompagna in silenzio lungo la linea di una nuova ma spenta giornata.

Lo spreco fa più male del vuoto perché oltre ad un’assenza è un peccato, è un’idea concreta di oggetti e progetti esistiti davvero che ora non hanno accesso al futuro.

Il tempo sprecato non consuma il tempo ma le cose e le azioni, occasioni per le quali era a disposizione affinché fossero portate alla realtà della vita, svanite sottratte alla condivisione e alla gravitazione del mondo ma sparse sospese nell’universo interno muto e incomunicabile di un dolore infinito ed eterno.

Non sono ricordi ma dei corpi scomposti, parti di un tutto mai sorto e contro il volere dell’anima facendole un torto più grave del lutto.».

Federica Checchia

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