Motomondiale

MotoGP, Brad Binder e la tradizione sudafricana

Il giovane Brad Binder è approdato in MotoGP dalla porta principale, vestendo da subito i colori ufficiali di KTM. Una carriera, quella del sudafricano, quasi interamente legata al marchio austriaco. Nel 2020, suo anno d’esordio in MotoGP, ha conquistato la sua prima vittoria già al terzo GP stagionale. Così facendo, ha regalato alla casa di Mattighofen il primo storico successo in top class. Grazie al grande progresso tecnico ed a personaggi di spicco come Pit Beirer (direttore sportivo KTM), Stefan Pierer (CEO di KTM) e Mike Leitner (team principal); Brad Binder e KTM ora possono puntare davvero in alto.

Il viaggio di Brad Binder fino all’arrivo in MotoGP

Nato a Potchefstroom nell’agosto del 1995, il giovane Brad si approccia alla velocità come un certo Valentino Rossi. Il suo primo amore sono i kart, ma già nel 2005 passa alle due ruote. Resosi velocemente protagonista, nel 2009 esordisce in Red Bull Rookies Cup. La differenza con le altre competizioni in cui si è confrontato si fa sentire, ma il giovane riesce comunque ad esordire nel mondiale 125cc nel 2011 in sella ad un’Aprilia. Chiamato a sostituire prima Salom e poi Oliveira (ora suo compagno), non concluderà oltre il 17° posto. Dal 2012 è in pianta stabile nel mondiale, guidando inizialmente una Kalex KTM per poi passare in Mahindra fino al 2014.

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Il giovane Brad alle prese con sua KTM nella Red Bull Rookies Cup – Photo Credit: motogp.com

In questo lasso di tempo riuscirà a conquistare la miseria di 2 podi. Il team Red Bull KTM Ajo lo ingaggia a partire dal 2015 ed è proprio qui che Brad Binder sboccia. In quell’anno conquista 4 podi, ma nel 2016 diventa una vera macchina da guerra. Con 7 vittorie e altri 7 podi vince il titolo ad Aragon, con 4 gare di anticipo. Naturale il salto in Moto2, sempre con lo stesso team. Il 2017 è un anno di apprendistato, dove riesce a conquistare 3 podi. Nel 2018 vince 3 gare concludendo terzo e nel 2019 perde il titolo per appena 3 punti di distacco da Alex Marquez. Nonostante non riesca a vincere il titolo, per i vertici KTM è pronto al grande salto in top class.

Un 2021 da protagonista insieme ad Oliveira

Esuberante e aggressivo, spigoloso nei sorpassi. Coraggio da vendere visti anche i suoi trascorsi nel surf durante il tempo libero. Tutte caratteristiche che ben si sposano con il DNA della sua RC16 con cui battaglierà in pista nel 2021. KTM ormai è decisa a compiere il definitivo salto di qualità, anche grazie al compagno Oliveira (vincitore di due GP lo scorso anno). Il giovane portoghese è il contrario di Brad. Un ragazzo più ordinato nella vita di tutti i giorni e anche studioso (laureato in odontoiatria), che in sella alla moto diventa super veloce e preciso, senza mai strafare. Insomma un bel mix di caratteri, che fa del team ufficiale KTM uno dei più giovani, forti e promettenti in vista della nuova stagione.

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Brad Binder, dopo esserlo stato in Moto2, sarà compagno di Oliveira anche in MotoGP – Photo Credit: motogp.com

Il Sudafrica in MotoGP: da Kork Ballington a Brad Binder

Brad Binder non è l’unico sudafricano ad essersi affacciato al grande palcoscenico mondiale della MotoGP. Insieme a lui anche il fratello Darryn Binder. Anche se meno conosciuto, si contraddistingue per la stessa esuberanza in pista. Forse anche più del fratello Brad, tanto che in certe occasioni ha commesso errori grossolani e potenzialmente pericolosi. Nel 2021 correrà in Moto3 per il team Petronas al fianco di John McPhee, con l’obiettivo di confermare e migliorare i risultati del 2020. Oltre a loro, si annoverano nomi di campioni del mondo come quelli di Kork Ballington e Jon Ekerold. Senza tralasciare i meno noti Ernest Gould Driver, Alan North (1 vittoria), Shane Norval, Sheridan Morais, Steven Odendaal e Mario Rademeyer.

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Kork Ballington in sella alla Kawasaki. Da notare gli occhiali sotto al casco – Photo Credit: motogp.com

Kork Ballington e Jon Ekerold, i re sudafricani delle classi di mezzo

Ballington è sicuramente il più conosciuto, vista anche la sua “iscrizione” al club delle leggende della MotoGP. Debutta nel 1976 e fino al 1979 correrà sia in 250cc che in 350cc. Fece la fortuna della casa giapponese che tanto sta vincendo in SBK con Jonathan Rea, ovvero Kawasaki. Con essa vinse 4 mondiali consecutivi, conquistando nel 1978 e nel 1979 il titolo sia in 250cc che in 350cc. Nel 1980 è vice campione della 250cc sempre con Kawasaki e, invece della 350cc, decide di gareggiare nella 500cc. Visti gli scarsi risultati e soli due podi in top class, nel 1982 conclude la sua carriera. Nello stesso anno verrà anche soppressa la 350cc.

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Brad Binder tende la bandiera sudafricana insieme alla leggenda Kork Ballington – Photo Credit: motogp.com

Proprio nel 1980, anno in cui Ballington migrò in 500cc, la tradizione vincente del Sudafrica in 350cc fu portata avanti da Jon Ekerold. Vincitore di 7 GP in carriera, conquistò quel mondiale in sella alla Bimota YB3 dotata di motore Yamaha, battendo Anton Mung. E’ uno dei pochi ad essere riuscito a vincere un titolo da privato. Ekerold è anche noto per aver guidato la Cagiva ed averla portata per la prima volta a punti. Si ritirò nel 1983 alla fine della stagione in 500cc, corsa in sella alla moto varesina.

Per Binder un solo obiettivo: essere il primo sudafricano campione nella MotoGP

Ciò che manca al Sudafrica è l’iride nella massima categoria del Motomondiale e Binder è l’unico a poterci riuscire da qui a qualche anno. Sarebbe un traguardo storico per tanti motivi: potrebbe arricchire il suo palmarés con l’ennesimo titolo in sella alla moto austriaca dopo quello ottenuto in Moto3. Più importante ancora, porterebbe la KTM sul tetto della massima competizione di velocità dopo aver stravinto nell’enduro, nel motocross e alla Dakar. E’ inevitabile che così facendo, la storia del possibile primo campione sudafricano della top class in sella ad una KTM finirebbe per incidersi nel fantastico libro di storia della MotoGP.

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Brad Binder sarà protagonista nella stagione 2021 di MotoGP? – Photo Credit: motogp.com

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Riccardo Zoppi

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