Moulin Rouge! è uno di quei musical che fa due cose spietate in una volta sola: prima ti seduce e poi ti sputa fuori con Lady Marmalade ancora in testa e il cuore un po’ a pezzi. Saranno quasi 20 anni che guardo questa storia come se fosse un mantra, eppure l’emozione è ancora la stessa. E ci riesce anche Moulin Rouge! Il Musical al Sistina Chapiteau, che continua a essere uno degli eventi teatrali più potenti della stagione, e questa seconda versione con Serena Autieri nei panni di Satine aggiunge una nuova sfumatura: più matura, più drammatica, più elegante ma pur sempre dolorosa.
Moulin Rouge! Il Musical al Sistina Chapiteau: di eroine tragiche e mature, e di cast collaudati che rimangono perfetti

Partiamo dal contesto, perché conta eccome. Il Sistina Chapiteau è un teatro-circo scenografico, luminoso, costruito per accogliere show che non hanno paura dell’eccesso. Doppio palcoscenico girevole, luci ovunque, velluti rossi, scale dorate: il Moulin Rouge qui non è evocato, prova ad essere ricreato. E funziona.
Una storia che conosciamo, ma ogni volta piangiamo
La trama è nota, certo. Amore, sacrificio, arte contro potere, bohème contro capitalismo tossico. Ma sotto la regia di Massimo Romeo Piparo, Moulin Rouge! trova un equilibrio intelligente tra fedeltà al film e adattamento teatrale. Alcuni brani restano in inglese, altri vengono tradotti, che è una scelta che fa storcere il naso ai puristi. Ma è pop, è melodramma, è dichiaratamente sopra le righe. E va benissimo così.
Luca Gaudiano è Christian (e sì, è il nostro Aaron Tveit)
Diciamolo chiaramente: Luca Gaudiano è una certezza assoluta del musical italiano. La sua voce è potente, pulita, emotiva, con una proiezione che riempie lo Chapiteau senza mai perdere controllo. La pronuncia inglese è impeccabile, il fraseggio curato, l’intensità sempre centrata. Il suo Christian non è solo il poeta innamorato: è fragile, idealista, disperato quando serve. Ogni volta che canta, lo spettacolo si riallinea intorno a lui. Guardarlo una seconda volta, ha reso chiaro uno statement. Sì: è il nostro Aaron Tveit.
Serena Autieri è una Satine diversa (e funziona)
Il cambio di energia arriva con Serena Autieri. La sua Satine è meno ingénue, molto più consapevole. Autieri porta in scena una donna che sa già di essere alla fine della corsa, una stella che brilla forte proprio perché sente arrivare il buio. Vocalmente solida, intensa nei momenti più drammatici, elegante nei movimenti, è una Satine più tragica. Il risultato è una performance che sposta l’asse emotivo dello spettacolo verso il dramma puro. E quando arriva il finale, si sente.
Un cast che regge l’impatto
Attorno ai due protagonisti, il cast è compatto e energico. Emiliano Geppetti è uno Zidler carismatico, istrionico, perfetto nel ruolo del maestro di cerimonie borderline. Mattia Braghero interpreta il Duca come un villain moderno: tossico, ossessivo, inquietante. Gilles Rocca, nei panni di Santiago, porta fisicità, sensualità e ritmo, soprattutto nei numeri di danza più potenti come Bad Romance. Il corpo di ballo è instancabile, preciso, coinvolgente. Da rivedere? Sì, consigliata anche questa nuova versione, senza però dimenticare anche quella con Diana Del Bufalo (la prima non si scorda mai).





