Il film My father’s shadow, il film drammatico diretto da Akinola Davies Jr., è lo sguardo attento su un mondo che soffre e che però ha il coraggio d’essere tenero. Con Sope Dirisu, il film segue una riunione di famiglia durante le elezioni nigeriane del 1993. È stato distribuito nelle sale in Nigeria il 19 settembre 2025 da FilmOne Entertainment. Scopriamo di cosa si tratta, e quali sono le corde dell’animo che riesce a sfiorare.

La storia di un viaggio fisico e mentale

My father’s shadow sta facendo parlare di sè in queste ultime settimane, come un film di grande valenza estetica e simbolica. Ma perché? e soprattutto cosa significa un film tanto delicato e forte, al tempo stesso, all’interno dell’attuale panorama cinematografico? My father’s shadow, presentato in Un Certain Regard, è il primo film nigeriano ad approdare in una selezione ufficiale a Cannes. Il suo eco difatti risuona fino in Italia, adesso che è alle porte nei nostri cinema italiani. Akinola Davies Jr. dirige la sua opera prima – straordinario a dirsi – affondando le mani in una novella dolce amara, sul rapporto padre/figli. La sceneggiatura è co-scritta dal regista esordiente e da suo fratello Wale Davies. I protagonisti sono due bambini, due fratelli, che con tacito acconsentimento seguono letteralmente ‘l’ombra del padre’. Folarin (Sope Dìrísù) infatti li porta con sé nel suo viaggio a Lagos, città all’avanguardia ma con i problemi di cui soffre tutto il continente africano.

Sullo sfondo della crisi elettorale il trio dovrà restare unito, per portare a termine le commissioni di lavoro del padre e tornare a casa. Lo sceneggiatore è molto chiaro riguardo il messaggio. Il film ha l’obiettivo di incapsulare i ricordi, come spiega in un’intervista, e far sentire ogni percezione del loro passato familiare, con tutte le luci e le ombre di cui è dotato.

Cambio di città – cambio di sguardo

Il viaggio attraverso la città non è solo un cambio spaziale ma anche l’assunzione di una nuova prospettiva sul mondo, specie da parte di due bambini. Bambini che si fanno ancora i dispetti per chi ha più cibo nella ciotola e che adesso vedono il mondo oltre la coltre afosa del loro villaggio. A Lagos l’aria è diversa e i grattacieli toccano le nuvole. La regia insegue la luce del sole, per colorare di meraviglia gli occhi dei bambini. Eppure non è un mondo di soli petali, quello là fuori. I soldati si aggirano minacciosi e l’alba di un nuovo spaccato politico si avvicina. Cosa resta di questo viaggio in città? la consapevolezza di ciò che ciò che conta davvero: non dove si è, ma con chi. Il padre è la quercia a cui i bambini si stringono davanti ad ogni scombussolamento dell’animo e tutto può essere sopportabile, anche la disperazione della crescita.

My father’s shadow e Ladri di biciclette

Sembra quasi istantaneo il richiamo al falso movimento di Ladri di biciclette. La camera si abbassa anche qui allo sguardo dei bambini e ama osservarli. Mentre la figura dei padri, così alti e imponenti, si rivelano i più fragili, quelli dei bambini sono le colonne portanti delle rispettive narrazioni. I padri compiono impauriti un passo dopo l’altro, verso la possibilità di guadagnare e sostenere la propria famiglia mentre il mondo attorno sembra crollare. L’erranza neorealista di Ladri di biciclette trova un’erede moderno in My father’s shadow. Film in cui ad essere compromesso non è solo il futuro economico di questa famiglia, in bilico sulla precarietà del paese, ma anche la famiglia stessa.

Alla fine emergeranno numerosi segreti che macchieranno la figura del padre e lasceranno ai bambini l’unica possibilità, lavorativa e valoriale, per il futuro della loro famiglia. Il ricambio generazionale arriva solo alla fine di un film che ha ritagliato un mondo meraviglioso, fatto di odori, spezie, colori e luci, che i bambini notano nel corso del viaggio e da cui partiranno per essere persone nuove, forse, cresciute troppo in fretta.

Il film drammatico My Father’s Shadow, esordio alla regia di Akinola Davies Jr. e distribuito da MUBI, e uscirà nei cinema italiani il 6 febbraio 2026.

Doriana Gatta