Cultura

My Tin Apple: quando le fiabe diventano rock

Vengono dalla Toscana, in provincia di Siena, e sono una band rock dalle sfumature fatate: sono i My Tin Apple e sono belli, introspettivi e grintosi. Il progetto, nato nel 1998 con una chitarra e una batteria fatta di scatoloni, si evolve progressivamente, con la formazione di una vera band, i cui nomi cambieranno nel tempo (da Dark Faith ad Over Faith); durante questa fase, riproducono le cover di famosi brani metal e rock e apre i concerti di band della portata di Exodus, Deathss, Afterhours; inoltre, partecipa al Metal Camp del 2006, in Slovenia.

Solo successivamente, il gruppo subisce una evoluzione, iniziando a comporre brani autografi e rendendo finalmente definitivo il proprio nome: ora sono i My Tin Apple.
Per l’etichetta Fuel records e col produttore Marco Elfo Buongiovanni escono due album: The Crow’s Lullaby, nel 2013 e, A Strange Carousel, nel 2015. Partecipano a diversi live, portando la Mela di Latta in giro per tutta l’Italia (Firenze, Pompei, Rieti, Città della Pieve, Prato, Pisa, Modena, in club importanti come l’Hard Rock Café di Firenze e il Rock’n’ Roll di Aosta e Perugia). Aprono i concerti di Lacuna Coil, Belladonna e The Bluebeathers, Nobraino.

Il loro sound, che molto rievoca le atmosfere immaginarie e incantate di compositori come Denny Elfman, celebre creatore delle colonne sonore dei film di Tim Burton, concilia bene la fantasia con il mondo del rock, grazie alla voce senza alcuno sforzo suadente e giovanile del cantante, che tanto rievoca il timbro vocale di quello dei Subsonica, nonché per merito della compostezza esecutiva dei diversi strumenti. Dal pianoforte, al basso, alle percussioni, alle chitarre, fino all’uso di chimes, carillon ed archi di accompagnamento, tutto sembra invitare ad un viaggio onirico per chiunque si immerga nei testi e nella loro musica.

Fra antichi negozi, porte magiche, regine e mercanti, i brani dei My Tin Apple, accompagnati spesso da cori e melodie esotiche, come nel caso di Magic Glove (dall’ultimo album, The Door, autoprodotto e uscito il 22 dicembre 2018), o più elettroniche (come in Childhood), raccontano di antiche leggende e intime confessioni dell’anima, capaci di emergere solo attraverso la fiaba.

Alla base dell’album The Door, ad esempio, vi è il racconto di
una periferia, “Un po’ dimenticata, un po’ polverosa”, in cui “All’improvviso appare un negozio di porte. Il mercante riceve tutti nel suo negozio, all’interno del quale si dice ci sia una porta magica…” .

foto dell’album The Door,

I video musicali, cinematograficamente perfetti, raffigurano le storie narrate, con un’attenzione raffinata per i trucchi e i personaggi che molto ricordano serie tv come Vikings  e personaggi tipo il Cappellaio Matto.

Spezzone del video “Queen of Shadows”, visionabile su You Tube

Ma perché My Tin Apple? Il nome, apparentemente casuale, nasconde in realtà un profondo simbolismo fiabesco: la mela, che per antonomasia rievoca il goticismo noir, la passione, nonché l’incantevole storia di Biancaneve, affianca, stavolta, la “tin“, la lattina, in omaggio all’uomo di latta della celebre fiaba de “Il mago di Oz” . Il Tin Man, insieme alla giovane Dorothy, allo Spaventapasseri e ad un Leone senza Coraggio, parte alla volta della città di Smeraldo, per chiedere al potente Oz di donargli un cuore vero, dal momento che egli ne possiede uno finto, fatto ad orologio. ì

L’omino di latta baciato da Dorothy, in una scena dal film “Il mago di Oz”, foto dal web

E così, quella mela che una strega donò a Biancaneve come frutto proibito, per avvelenarla, stavolta può invece guarire quell’uomo di latta a cui non Grimilde, ma la Strega dell’Est, aveva sottratto tutto: la propria amata, le proprie gambe, il proprio cuore.

Controcorrente rispetto alla musica sintetica attuale, che canta solo d’amore e nella maniera più banale possibile, i My Tin Apple costituiscono, per dirla coi Nightwish, quell’Imaginaerum musicale che in Italia, davvero, mancava.

GIORGIA MARIA PAGLIARO

Back to top button