Il 5 novembre, Neffa presenterà dal vivo il nuovo album, intitolato Canerandagio, in occasione del concerto Universo Neffa, in programma all’Unipol Forum di Milano. Per l’uscita della seconda parte del disco, l’artista, si è raccontato a FqMagazine, parlando del suo nuovo progetto discografico e dell’attuale scena musicale italiana.

«La musica non ammala sé stessa», ha dichiarato l’artista, al secolo Giovanni Pellino, «e nemmeno si cura. È sempre una proiezione della società. Molti delusi sono quelli delle generazioni di mezzo, perché si sentono traditi dal mondo che li supera e dicono un generico: “Non si fa più la musica di una volta”. L’industria musicale vuole sapere cosa vuoi e, appena l’ha capito, ne dà a chili. Le rivoluzioni devono partire dalla gente giovane che, ascoltati dalla gente grande, dovranno dire: “Sentite, questa pappetta non è che non la vogliamo più, è che non la facciamo più”. Ed è in quel momento che si creerà una tendenza e nuove posizioni che poi modificheranno il corso anche di quello che è il mainstream».

La scena musicale italiana secondo Neffa

Neffa è molto critico verso l’industria pop: «Oggi è fatta per imitazione. Se in otto fanno una canzone, il ragazzino che cerca consensi, sarà il nono. La chiamo “La teoria del Grande Fratello”. Se esprimi anche solo un’opinione o una preferenza non conforme, vai in ‘nomination’, vieni allontanato e messo da parte. Per questo quindi, se la maggioranza sta facendo una musica un po’ analfabeta, l’ultimo arrivato la farà pure lui».

A proposito di “nuove leve”, il veterano del rap e del cantautorato italiano non sembra felicissimo dell’attuale scena trap: «Hanno imparato “voi non mi capite”, “dove sono le zocc***” e “voglio la Lamborghini”. Questo sento dire. Da molto tempo l’hip hop non è un genere di presa sulla società, è totalmente omologato. È, dunque, più una questione personale, domandandosi se voglio o meno prendere una posizione. Capisco anche un cantante che dice “Non voglio dire nulla a livello sociale rispetto a questo”. Sono sicuro che oggi ci sono una certa percentuale di artisti che sono pronti a dire “assolutamente un disastro la situazione in Palestina”, purché nessuno gli vada a rompere le palle dicendo “tu non ti esponi”. A me non interessa questo. Mi preme che ci sia un vero cambiamento».

Federica Checchia