Musica

Neil Diamond, evergreen del cantautorato americano

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Compie oggi 80 anni uno dei più prolifici cantautori americani. Ha venduto più di cento milioni di dischi, è presente nella Rock and Roll Hall of Fame, ha la sua stella sulla Walk of Fame, ha ricevuto ben tredici nominations ai Grammy, vincendone uno, e decine di sue canzoni sono ormai considerate dei veri e propri evergreen. Stiamo parlando del grande Neil Diamond.

E pensare che da bambino voleva diventare un biologo di laboratorio e trovare una cura per il cancro… la passione per la musica, però, è stata evidentemente più forte, permettendogli di diventare una vera e propria icona pop americana.

Neil Diamond da giovane - Ph: redferns/mirror.co.uk
Neil Diamond da giovane – Ph: redferns/mirror.co.uk

Gli inizi e il successo

Neil Diamond nacque a Brooklyn nel 1941 e molto presto capii che la musica sarebbe stata la sua strada. Fu dopo aver assistito ad un’esibizione del cantante folk Peter Seeger, durante un campo estivo per bambini, che comprò una chitarra e iniziò a scrivere canzoni. Giovanissimo cominciò ad esibirsi in coppia con Jack Parker: il duo Neil & Jack voleva un po’ proseguire sulla falsa riga degli Everly Brothers. Si iscrisse anche all’Università ma la abbandonò per dedicarsi esclusivamente alla propria musica. A soli vent’anni scrisse Hear Them Bells per la sua fidanzata di allora, Jaye Posner, e la canzone evidentemente funzionò, visto che poi si sposarono ed ebbero due figlie.

A metà anni ’60 Neil era già interprete e autore di canzoni per altri celebri artisti. Arrivò anche il primo contratto importante con la Bang (Atlantic) e nel ’66 il primo singolo, Solitary Man, entrò nelle più prestigiose classifiche, divenendo, inoltre, uno dei suoi cavalli di battaglia in seguito. Il disco di debutto, The Feel of Neil Diamond, ebbe un buon riscontro di pubblico, ma Diamond arrivò al successo soprattutto con i testi scritti per i Monkees, che arrivarono in cima alle classifiche di mezzo mondo.

Il primo singolo milionario cantato in prima persona fu Sweet Caroline del ’69. Fino agli anni ’80 Neil Diamond sfornò un album di successo dietro l’altro. Importante fu, soprattutto, la cosiddetta African Trilogy con la quale il cantante approfondì e rese omaggio alle radici nere della musica. Nel frattempo, cambiò etichetta discografica per due volte, arrivando alla Columbia, alla quale è legato ancora oggi.

Neil Diamond - Ph: theproducersperspective.com
Neil Diamond – Ph: theproducersperspective.com

Colonne sonore e collaborazioni

Appena approdato alla Columbia, il primo lavoro fu la colonna sonora de Il Gabbiano Jonathan Livingston del ’73, che gli valse un Grammy (la colonna sonora riscosse molto più successo del film stesso). Negli anni successivi si susseguirono collaborazioni e duetti con alcuni dei più grandi artisti internazionali, da Robbie Robertson a Barbara Streisand (Diamond e la Streisand avevano frequentato anche la stessa scuola ma ai tempi non si conoscevano). Dopo gli anni ’80 la parabola del successo, in termini di vendite, di Neil Diamond iniziò a calare, ma i suoi concerti continuarono a registrare sistematicamente il tutto esaurito.

Negli anni ’90 ci pensò anche Rick Rubin a riportarlo al centro della scena (un po’ come aveva fatto con Johnny Cash a fine carriera). L’album che nacque fu 12 Songs, forse il più introspettivo e sincero della produzione di Diamond. Il cantante ha ininterrottamente riempito i teatri e i palazzetti di tutto il mondo per decenni. Nel 2018 purtroppo ha annunciato il ritiro dalle scene per poter affrontare il Parkinson.

I’m a Believer – Neil Diamond live nel 2002

I classici di Neil Diamond e le cover

Le canzoni di Neil Diamond diventate ormai dei veri e propri classici sono decine. Da I’m a Believer a Sweet Caroline, Solitary Man, A Little Bit Me A Little Bit You, Cherry Cherry, Red Red Wine, September Morn e tantissime altre. E probabilmente, vi sarà capitato di ascoltare una sua canzone pensando che fosse di qualcun altro. Sono infatti moltissimi i brani di Diamond di cui sono state realizzate cover e rifacimenti.

Anche in Italia, ad esempio, tutti ricordiamo sicuramente la Sono Bugiarda cantata da Caterina Caselli, che altro non è che il rifacimento di I’m a Believer. Così come Solitary Man, nel ’67, è diventata Se Perdo Te, interpretata da Gianni Morandi. E potremmo elencarne tantissime altre. Insomma, Neil Diamond ha attraversato la musica internazionale creando dei veri e propri classici senza tempo.

Emanuela Cristo

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