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Netflix e la causa di diffamazione per “La Regina degli Scacchi”

A distanza di più di un anno dalla pubblicazione della celebre miniserie La Regina degli Scacchi, Netflix dovrà affrontare un processo per diffamazione. Il drama creato da Scott Frank e Allan Scott ripercorre le gesta di una giovane bambina prodigio e si ispira all’omonimo romanzo di Walter Tevis. Tuttavia, non tutti sembrano aver gradito alcuni passaggi della trasposizione. In particolare la nota scacchista georgiana, un tempo sovietica, Nona Terent’evna Gaprindašvili, la quale ha citato in giudizio la piattaforma di distribuzione per 5 milioni di dollari. E adesso, stando a quanto riporta un’Ansa dell’Ultima Ora, il colosso dello streaming dovrà rispondere alla causa.

La campionessa della Georgia contro Netflix: uno show denigratorio

Ambientata negli anni ’50, la serie targata Netflix si incentra sulla piccola Elizabeth Harmon (Beth) e la sua passione per gli scacchi. Difatti, nell’arco di sette episodi ci viene mostrato come la protagonista si avvicina all’intrigante mondo di questa disciplina, finendo incredibilmente per diventarne un’autentica campionessa. Sfortunatamente, però, l’ultima puntata ha fatto ampiamente discutere. Il gran maestro Gaprindašvili, infatti, non ha per niente apprezzato le affermazioni contenute il suo interno, ritenendole infamanti e dannose per la sua immagine, nonché non veritiere in merito ai risultati raggiunti nel corso della sua carriera. Per questo motivo, ha sporto denuncia lo scorso settembre, richiedendo un’ingente somma di risarcimento.

Dal canto suo, Netflix aveva negato qualsiasi intento diffamatorio, chiedendo il ritiro delle accuse. Inoltre, aveva dichiarato che “nessuno spettatore ragionevole ha preso la battuta come una dichiarazione di fatto. […] Per comprendere “la presunta diffamazione” i milioni di spettatori della serie avrebbero dovuto avere una conoscenza della storia degli scacchi sovietica degli anni 60“, si legge sull’Ansa. Ma oggi le cose sono cambiate. Un giudice statunitense si è espresso sulla questione e ha stabilito che non c’è alcun motivo affinché si proceda con l’archiviazione. Dunque, l’iter giudiziario farà il suo corso e si dovrà arrivare in tribunale.

Scritto da Diego Lanuto.

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