Musica

Nevermind, l’album che ha cambiato la storia del rock

24 settembre 1991, in tutti i negozi di dischi esce Nevermind, il secondo album in studio dei Nirvana. Sembra un disco come tanti altri, ma fin dal primo ascolto, stiamo assistendo a qualcosa che cambierà per sempre il rock. I testi schietti e crudi di Kurt Cobain, diventano un tutt’uno con l’energia del sound della band di Seattle. In maniera inconsapevole, fondano i canoni di ciò che verrà poi definito “grunge”.

Nevermind e il passaggio dal punk al grunge

Copyright Nirvana

Mentre Kurt Cobain canta di come non sia importante essere ricco o famoso, in quanto la depressione può toccare chiunque, un’intera generazione si sente capita. Un’intera generazione sente che la propria solitudine viene compresa a pieno, diventando un un messaggio universale.

Il grido di Cobain contro il sistema non vuole essere un comizio dall’alto di un palco, al contrario: è il grido dei disperati, dei deboli, di coloro che sono sempre sul gradino più basso della scala sociale. Lo stesso cantante dei Nirvana sfrutta il suo status per lottare e non perdere del tutto la fiducia in se stesso e nel prossimo. In Nevermind si può sentire, a distanza di anni, l’essenza di un patimento interiore, lo sforzo di vincere quel nichilismo che, volenti o nolenti, è parte integrante della vita di molti di noi. Non importa chi sei, da dove vieni, quando sei nato… ogni persona potrà sempre trovare le sue personali sfumature. Nevermind è quel manifesto che non morirà mai.

Nevermind canzone per canzone

Andiamo a leggere la storia e significato dei brani più significativi che compongono questo disco cult degli anni 90. Un disco ancora oggi importante che, spesso, ci troviamo ad ascoltare in loop senza rendercene conto.

Smells Like Teen Spirit

Forse il brano più importante e conosciuto di tutta la discografia dei Nirvana. Lo stesso Cobain raccontava di aver scritto questo pezzo perché si sentiva disgustato dalla sua stessa apatia e da quella della sua generazione, dalla totale mancanza di fegato e di voglia di combattere. Kurt disprezzava davvero il mainstream, ed in sostanza, questo è ciò di cui parla questa canzone: il pensiero unico del conformismo. E qui entra il scena in destino beffardo, che si prende gioco dei protagonista. Infatti, proprio attorno al fenomeno Nirvana, ha ruotato uno dei migliori momenti che il mainstream abbia mai vissuto. Ancora oggi non siamo del tutto sicuri di cosa Kurt stia cantando. Qualcosa nella canzone si coglie istantaneamente: il senso di frustrazione e di alienazione. Possiamo dire, senza ombra di dubbio, che Smells Like Teen Spirit, ha profondamente colpito una generazione di ragazzi negli anni ’90, che ci si ritrovava perfettamente.

Ci piace riportare un’intervista a Kathleen Hanna, dove ricorda la genesi del titolo: «Nell’agosto del 1990, durante una notte di bevute con Kurt, passammo davanti a un Teen Pregnancy Centre. Una finta clinica per aborti. Una volta entrate, le adolescenti venivano plagiate e convinte che sarebbero andate all’inferno se avessero ucciso i loro bambini. Io scrissi con la bomboletta sul muro “finta clinica dell’aborto, gente!” e Kurt aggiunse in rosso a caratteri cubitali “Dio è gay!”. All’epoca Kurt era appena stato lasciato da Tobi Vail, che usava il deodorante Teen Spirit, ed io, per sfotterlo, scrissi “Kurt puzza di Teen Spirit”. Sei mesi dopo mi chiamò: “Ehi, ti ricordi di quella notte? C’è una cosa che avevi scritto sul muro… vorrei usarla”».

Possiamo scrivere: il resto è storia!

Come As You Are

Questo testo è ricco di contraddizioni. Lo stesso Kurt, autore del testo, disse che era dedicata alla gente e su come ci si aspetta che si comporti. Un brano che parla di disadattati e di accettazione, indipendentemente da quanto sei incasinato… resti figo comunque. Questo è il messaggio. Come As You Are è semplicemente un invito ad accogliere il nostro prossimo, senza giudicarlo, ma accettandolo per quello che è.

Dal punto di vista musicale, il pezzo ha avuto qualche problema legale. Il riff di chitarra suonato da Cobain ricorda molto quello di Eighties dei Killing Joke. Nel momento di decidere quale sarebbe dovuto essere il secodno singolo da estrarre, Kurt era un po’ preoccupato su Come As You Are, la trovava troppo somigliante a Eighties. La casa discografica decise di andare avanti per la sua strada ed i Killing Joke si lamentarono. Non intentarono mai una causa per plagio, nonostante le dichiarazioni rilasciate dal chitarrista, Geordie Walker, all’epoca.

Il videoclip, diretto da Kevin Kerslake, fu una lotta tra le esigenze della band e quelle della casa discografica. I Nirvana erano ovunque e Kurt era già stufo di questa notorietà. Non voleva comparire nel videoclip promozionale del brano. La casa discografica, chiaramente, voleva cavalcare l’onda del successo, e voleva a tutti i costi le loro facce ben in vista nel video. Alla fine Kerslake, usò degli effetti per oscurare la loro identità: I Nirvana erano nel video come voleva la casa discografica, ma non erano veramente visibili come desiderava Kurt.

Lithium

In questo brano Kurt Cobain parla del litio, che viene usato come farmaco nel trattamento del disturbo bipolare. Uno stabilizzatore dell’umore che, nella canzone, viene paragonato alla religione. Una metafora che lo stesso Cobain ha confermato in un’intervista: «La storia è quella di un ragazzo che ha perso la sua ragazza. Non so cosa l’abbia uccisa, forse è morta di AIDS, forse in un incidente… Lui va in giro a rimuginare e alla fine, come ultima risorsa, si rivolge alla religione per evitare il suicidio. Per alcune persone la religione è la scelta giusta, l’ultima spiaggia prima di impazzire».

Alessandro Carugini

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Alessandro Carugini

Nato a Pisa nel 1978, è uno speaker radiofonico conosciuto come The Mexican per i suoi modi calmi e sempre posati. Fin da bambino cresce con la musica nelle orecchie ed i vinili tra le mani, passando da ascoltatore a collezionista e pian piano ad esperto ed attento “musicologo“. Ad oggi collabora con diverse riviste e magazine, online e cartacei, e raggiunge l’apice della soddisfazione nel 2021 collaborando con la rivista inglese Record Collector.
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