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L’NFL vorrebbe modificare la policy che vieta l’uso di marijuana

Secondo quanto riportato da Mike Florio di NBC Sports, la lega starebbe pensando ad attuare una serie di modifiche alla policy che obbliga i giocatori a non usare marijuana.

Attualmente la marijuana è una delle sostanze proibite dall’NFL e qualora un giocatore risultasse positivo, a due test consecutivi, scatterebbe automaticamente per lui una sospensione.

Risultare positivo al primo test, infatti, non comporta una sospensione. Il giocatore viene dapprima inserito in un programma di controllo più accurato (NFL’s Stage Two), il quale prevede dei test periodici della durata massima di due anni.

Continuare a risultare positivo ai controlli dello Stage Two comporta una sospensione.

Secondo Florio, però, l’NFL non ha intenzione di abolire del tutto i test, ma solo di ridurne la durezza, tenendo conto anche di casi particolari come, ad esempio, i giocatori infortunati.

Martellus Bennett, ex tight end, dichiarò a Bleacher Report: “Circa l’89% dei giocatori in NFL fa uso di marijuana. Ci sono alcuni periodi dell’anno in cui il tuo fisico non regge. E non si possono attendere gli effetti dei medicinali che ci impiegano un sacco di tempo a darti benefici e intanto potrebbero darti problemi al fegato o ai reni“.

La marijuana viene infatti molto impiegata dai giocatori soprattutto nel post-allenamento oppure nei periodi in cui sono infortunati.

L’NFL nel corso degli ultimi anni si è anche mostrata interessata nei confronti di studi e ricerche volti a dare dei risultati sugli effetti della marijuana in campo medico, soprattutto per quanto riguarda la CTE.

Se ci saranno delle modifiche in tal senso, comunque, non potranno essere prese decisioni ufficiali prima del prossimo CBA, fissato nel 2021.

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