Nicolas Sarkozy dovrà comparire davanti alla Corte d’Appello di Parigi per affrontare un nuovo processo, relativo alle accuse di aver cospirato per ricevere finanziamenti illeciti per la campagna elettorale dal regime del defunto dittatore libico Muammar Gheddafi. L’ex presidente francese, in carica tra il 2007 e il 2012, continua a negare ogni addebito. L’anno scorso, l’ex leader era stato condannato a cinque anni di detenzione per associazione a delinquere, diventando, così, il primo ex capo di Stato di un Paese dell’UE a scontare una pena detentiva e il primo nella Francia del dopoguerra a finire dietro le sbarre.

Dopo venti giorni trascorsi in una prigione parigina, che ha descritto come “estenuanti” e un “incubo”, a novembre le autorità hanno rilasciato Sarkozy, in attesa dell’appello, che non ha perso tempo e ha pubblicato un libro sulla sua esperienza in carcere. Durante il periodo di detenzione, si trovava in isolamento per la sua stessa sicurezza, in una cella individuale di circa nove metri quadrati con doccia e servizi igienici privati.

Nicolas Sarkozy, i guai con la giustizia non sono finiti

Nel processo dello scorso anno, la procura ha accusato Sarkozy di aver stretto un accordo, nel 2005, quando era ministro degli Interni, con Gheddafi per ottenere finanziamenti per la sua campagna presidenziale del 2007, poi vinta, in cambio del sostegno internazionale al governo libico, allora isolato. Pochi mesi fa, i giudici lo hanno riconosciuto colpevole di associazione a delinquere finalizzata all’ottenimento di fondi elettorali dalla Libia. È stato, tuttavia, assolto da altre tre accuse di corruzione, appropriazione indebita di fondi pubblici libici e finanziamento illecito della campagna elettorale.

L’ex presidente sarà processato ancora una volta per tutti e quattro i capi d’accusa nel nuovo processo d’appello che inizierà a breve. Lui stesso ha presentato ricorso contro il verdetto in primo grado e la procura ha presentato ricorso contro le assoluzioni. In caso di condanna, il settantunenne Sarkozy rischia fino a dieci anni di carcere.

Federica Checchia