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Nigeria, no al silenzio su #EndSARS

#EndSARS è lo slogan delle proteste che in questi anni stanno sconvolgendo le strade delle principali città nigeriane. Cosa sta accadendo?

Cosa è successo in Nigeria?

Il 3 ottobre 2020 diventa virale sui social un video che denuncia l’omicidio di un uomo da parte delle SARS. Non è la prima volta che la squadra è accusata di crimini, ma ha far traboccare il vaso questa volta è stata la dichiarazione dei funzionari nigeriani: il video è falso e chi lo ha girato deve essere arrestato.

La frustrazione è cresciuta nel corso degli anni ed è esplosa nelle piazze, prima fra tutte quella di Lagos, la città più grande della Nigeria.

SARS e #EndSARS

La Special Anti-Robbery Squad (SARS), fondata nel 1992, è una squadra per il contrasto alla criminalità. Da anni però è accusata di compiere crimini ben peggiori. Amnesty International denuncia nel 2016 reati di estorsione, rapina, tortura, stupri e omicidio a danni di innocenti civili.

Gli eventi del 3 ottobre accendono i riflettori su uno scenario già in lotta. Le proteste vanno avanti dal 2017, quando sui social compare per la prima volta la campagna #EndSARS. La richiesta di eliminare le squadre SARS finì con un nulla di fatto e manifestanti e attivisti vennero additati come criminali e ladri.

Cosa vogliono i manifestanti?

Oggi chi protesta lo fa per gli stessi motivi di ieri. Le aggressioni alla popolazione continuano e il governo tace in proposito.

Foster Omoh, intervistato in merito, racconta quale trattamento è riservato ai giovani:

Non si conosce il reale numero di morti causati dalle SARS. I giovani raccontano brutalità verso vetture private. Sono presi di mira i ragazzi con i dreadlocks o i capelli lunghi, anche solo essere vestiti bene diventa motivo di aggressione”.

Accusati di essere criminali, vengono perquisiti e derubati dei loro averi dallo stesso corpo di speciale di polizia creato per contrastare questi reati.

Cosa chiedono?

Un mese fa (ottobre) i manifestanti hanno stilato una lista delle loro richieste. Tra queste il rilascio delle persone arrestate durante le proteste (circa 1.500), giustizia e risarcimento per le vittime del corpo di polizia.

La richiesta più importante è certamente quella che prevede lo scioglimento delle SARS e l’inizio di indagini sui crimini commessi. Inoltre hanno chiesto l’aumento degli stipendi per gli agenti di polizia, questo per tentare di eliminare il problema alla radice: la povertà.

Le proteste si sono via via allargate e ora il coro accusa i funzionari di corruzione e di disinteresse verso i cittadini, soprattutto alla luce dell’inefficace prova data con la pandemia di coronavirus.
Un sondaggio del Pew Research Center riporta che il 60% delle persone intervistate non è soddisfatto del governo, 6 su 10 crede che al governo non importi garantire i diritti basilari alla popolazione.

#endsars donne - photo credits: web
#endsars donne – photo credits: web

Le azioni del governo contro #EndSARS

Pronto a sciogliere la SARS il 12 ottobre 2020, il governo annuncia che gli agenti verranno spostati in altri gruppi di polizia e di voler riformare il sistema.
Questo non ha placato le sommosse e la risposta del governo non è arrivata a tardare.
Viene accusato di perseguire i manifestanti, addirittura bloccando i conti correnti di alcuni attivisti e ritirando passaporti per impedire loro la fuga.

Il movimento femminista

Nella lista dei crimini contro i diritti umani commessi dalle SARS non mancano casi di violenze sessuali ai danni di molte donne.
È diventato un istinto“, raccontano le rappresentati del Collettivo femminista: “Le donne erano e sono tuttora parte integrante della protesta“.
Il centro del Collettivo femminista è divento anche il centro di coordinamento delle manifestazioni. Nel corso di queste settimane ha raccolto fondi per sostenere le spese penali di chi è stato arrestato e per garantire cure mediche ai feriti. Sul loro sito si possono leggere, in piena trasparenza, l’utilizzo dei soldi raccolti.

I fatti di Lekki

Il 20 ottobre 2020 a Lekki (Lagos) una protesta pacifica viene brutalmente contrastata dalla polizia che spara sulla folla. I superstiti parlano di “massacro”, ma le autorità locali hanno minimizzato l’accaduto parlando di due soli morti.
I loro corpi sono stati portati via dalla polizia e rimane solo il sangue sull’asfalto e sulla bandiera della Nigeria.

Ibanga Victor – photo credits: web

Per Babajide Sanwo-Olu, governatore dello stato di Lagos, non ci sarebbero prove di questa sparatoria, “non una goccia di sangue” afferma, ma soprattutto nessun parente a chiedere il corpo. Il massacro di Lekki è stato dichiarato una fake news.

Le indagini della CNN hanno raccolto 101 minuti di terrore, dalle 18:43 alle 20:24. Rumore di spari e immagini illuminate solo dalle torce dei cellulari, attraverso le quali si possono notare le sagome dei corpi a terra.

La risposta della Nigeria alle accuse? Minacciare la CNN di sanzioni per aver manipolato i video, ma senza portare prova di questa smentita ufficiale.

Novità

Il 21 novembre Twitter si è riempito di tweet che riprendevano la piccola aula dove la commissione giudiziaria stava discutendo sulla raccolta di video incriminata. Una serie di buchi nelle tempiste dei video risulta manipolata, ma da parte del governo e l’esercito ha ammesso infine che era munito di proiettili veri e non a salve.

#EndSARS non ha ancora raggiunto il proprio obiettivo e non deve calare il silenzio su queste proteste. L’attenzione internazionale ha permesso di conoscere i fatti a lungo censurati.

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di Giorgia Bonamoneta.

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