La notizia è fresca, e ancora sulla bocca di tutti. Ieri il razzo New Shepard di Blue Origin, l’azienda aerospaziale di Jeff Bezos attiva dal 2021, ha compiuto un breve viaggio nello spazio. A bordo, oltre a Lauren Sánchez, futura moglie del fondatore del gruppo Amazon, c’erano la conduttrice televisiva Gayle King, l’ex ingegnera spaziale della NASA Aisha Bowe, Amanda Nguyen, ricercatrice e attivista e, soprattutto, la popstar Katy Perry.

Dopo la partenza da una base nel Texas occidentale, l’intera esperienza ha avuto una durata brevissima, di appena undici minuti. Il volo, tuttavia, è stato sponsorizzato come una grande conquista per le donne, trattandosi della prima missione tutta al femminile dal 1963. Ma è stato davvero un momento memorabile e di un passo in avanti verso la parità di genere? Per molti, non è così.

New Shepard: l’attacco di Emily Ratajkowski

New Shepard
L’equipaggio del New Shepard

La prima a scagliarsi contro l’iniziativa del magnate e della sua compagna è stata la supermodella e attrice Emily Ratajkowski. In un video su TikTok si è lasciata andare a uno sfogo senza peli sulla lingua: «La missione spaziale di stamattina? È una m*rda da fine dei tempi. Siamo oltre la parodia». Ha poi attaccato direttamente Bezos e all’equipaggio: «Dici di tenere alla Madre Terra e poi sali su un’astronave costruita e pagata da un’azienda che da sola sta distruggendo il Pianeta? Pensate a quante risorse sono state investite per mandare queste donne nello spazio. Per cosa? Qual era il marketing in quel caso? Sono disgustata, sono letteralmente disgustata».

La top model non è lunica ad aver mostrato delle perplessità riguardo al volo. Annunciato in pompa magna come un simbolo di empowerment femminile, il lancio del New Shepard è apparso a molti come una bieca mossa di marketing per pubblicizzare la nuova frontiera del turismo. Le protagoniste sono state scelte più per la loro notorietà, che per meriti effettivi, e l’intera aesthetic della “missione” è apparsa esageratamente stereotipata, dalle tutine, troppo attillate per un reale volo spaziale, alle pose da Charlie’s Angels.

Femminismo o pinkwashing?

La popstar Katy Perry

Quello che avrebbe dovuto essere un momento cardine per il femminismo, si è rivelato essere solo l’ennesimo episodio di pinkwashing. Le dichiarazioni sopra le righe e i gesti teatrali, primo fra tutti il bacio a terra di Katy Perry, hanno colorato il tutto di tinte grottesche che, sul momento, potrebbero far sorridere (gli utenti, com’era prevedibile, hanno dato vita a migliaia di meme in poche ore), ma che devono offrire uno spunto di amara riflessione.

Prendere sei star e far fare loro un giretto nello spazio è quanto di più lontano possibile dalla vera lotta femminista. È, oltretutto, un insulto nei confronti di chi, da Sally Ride a Christina Koch, fino alla nostra Samantha Cristoforetti, ha davvero dedicato la propria vita all’esplorazione dell’universo. Quello di ieri non è stato un viaggio avventuroso a scopo di ricerca, ma l’esibizione del nuovo passatempo di una classe sociale ricchissima e annoiata, che non si cura né delle cifre stratosferiche investite in questo tipo di attività, né della salvaguardia ambientale.

Quella di Jeff Bezos è stata solo una mossa pubblicitaria, totalmente scollata dai reali valori del femminismo e dalla realtà. Nel frattempo, il miliardario è entrato a far parte del circoletto di Donald Trump, rinnegando le posizioni di un tempo per il proprio tornaconto. Ancora più grave, per ingraziasi il nuovo presidente ha di recente ridotto gli investimenti sul programma DEI, iniziative per rendere i posti di lavoro più equi e inclusivi, anche per le donne. Decisioni che dimostrano ampiamente come il suo goffo tentativo di camuffare gli interessi personali tingendoli di rosa sia stato vano; l’unico colore degno d’interesse, per lui, è e sarà sempre e solo il verde dei dollari.

Federica Checchia

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