Non c’è più speranza per il bambino ricoverato all’ospedale Monaldi, vittima di un gravissimo errore medico: l’equipe dei massimi esperti italiani in materia di trapianti, dopo una visita “al letto del paziente” in terapia intensiva, ha chiuso le porte alla possibilità del trapianto di un cuore nuovo, di cui si era avuta la disponibilità nella serata di martedì. “Le condizioni del bambino non sono compatibili con un nuovo trapianto” è la conclusione cui è giunto il consulto tra esperti provenienti dalle principali strutture sanitarie del Paese che si occupano di trapianto di cuore pediatrico, tutti riuniti all’Azienda ospedaliera dei Colli. I luminari della cardiochirurgia italiana – Carlo Pace Napoleone dell’ospedale Regina Margherita di Torino, Giuseppe Toscano dell’Azienda ospedaliera dell’Università di Padova, Amedeo Terzi dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, Rachele Adorisio e Lorenzo Galletti dell’ospedale Bambino Gesù di Roma e Guido Oppido dell’ospedale Monaldi di Napoli, il cardiochirurgo che ha effettuato il primo trapianto sul bambino e che si era reso disponibile ad effettuare l’ulteriore intervento – hanno dato via ad “un confronto collegiale che ha consentito una valutazione condivisa quanto più completa e ampia possibile”.

Dopo l’annuncio del team di esperti convocati dall’Azienda dei Colli sull’impossibilità di effettuare un altro trapianto, oggi il bimbo di due anni e tre mesi vive attaccato all’Ecmo. Ma il dispositivo che sostituisce cuore e polmoni e che lo assiste da 55 giorni «genera uno stato infiammatorio continuo e col tempo danneggia vari organi», spiega a Repubblica Paolo Del Sarto, primario della Cardioanestesia e responsabile dell’Ecmo team della Fondazione Monasterio di Massa, che si occupa di cardiochirurgia pediatrica.

Il bambino oggi ha danni a fegato, reni e polmoni. Oltre a un’emorragia cerebrale e un’infezione da pseudomonas. Visto che la situazione può solo peggiorare, in assenza di altri trattamenti che non sono considerati possibili, arriverà il momento di dover decidere se staccare il macchinario. «Possono succedere vari eventi che portano alla morte, non solo cerebrali. Anche un’insufficienza epatica può essere fatale», dice sempre Paolo Del Sarto. «Comunque, anche se non c’è il decesso quando è attaccato al macchinario, non bisogna sforare nell’accanimento terapeutico». Per questo c’è una procedura precisa: «Quando si ritiene arrivato il momento, si riunisce una commissione con medici, infermieri, bioeticisti, psicologi e anche i genitori, che devono sempre essere informati e accompagnati, anche se il loro consenso non è necessario, se il medico valuta che l’assistenza è futile».

Se la scelta è di interrompere il trattamento, «si fa la narcosedazione compassionevole e si accompagna il bambino al fine vita», conclude Del Sarto. Intanto l’indagine della procura di Napoli va avanti. E si scopre che negli atti ufficiali a proposito del cuore prelevato a Bolzano c’è scritto: «All’apertura del contenitore termico risultava impossibile estrarre il secchiello contenente il cuore, completamente inglobato in un blocco di ghiaccio». Il primario della cardiochirurgia Guido Oppido aveva appena staccato il cuore del bambino. Ritenendo di aver avuto un via libera che però nessuno di quelli che si trovavano in sala ha detto di aver dato.