Cinema

Una notte al museo 2 e il femminismo ante litteram

Un film di serie B adatto ad un pubblico di età anagrafica minore ai 10 anni, penseremmo. Eppure, la saga cinematografica Una notte al museo, diretta da Shawn Levy, riesce sempre a catturare l’attenzione anche dei meno piccini.

Una notte al museo PhotoCredit: dal web
Una notte al museo PhotoCredit: dal web

Perché questo film ci piace così tanto?

Chi dice di non aver mai fantasticato sulla storia un personaggio storico, mente. Nella mente del bambino che siamo stati un tempo galoppavano storie di personaggi illustri. Impavidi eroi intrappolati nei libri di scuola che prendevano vita e libertà nella nostra immaginazione. Il film è vincente proprio per questo: perché ci riporta ad un livello embrionale della nostra psiche, quando , tra montagne russe scolastiche e qualche gioco all’aria aperta, cercavamo di capire chi saremmo diventati in futuro, aggrappandoci ad un modello di riferimento.

Nei miei ricordi, ad esempio, quattro erano le mie eroine del cuore: Cleopatra, Giovanna d’Arco, la regina Elisabetta I d’Inghilterra e Artemisia Gentileschi. Scelta un po’ obbligata dato che, nei libri di storia, sono le uniche figure femminili degne di nota. (Spero che le cose siano cambiate ora, ma dubito fortemente).

Della storia americana molti libri scolastici italiani tacciono in merito a due figure femminili molto importanti, nate in due epoche diverse, ed entrambe simboli di un femminismo ante litteram: Sacagawea e Amelia Earhart.

Amelia Earheart PhotoCredit: dal web
Amelia Earheart PhotoCredit: dal web

Amelia Earhart, soprannominata Lady Lindy, la prima aviatrice ad aver attraversato il Pacifico. Sacagawea, la vera, non la ‘disneyana’ Pochahontas, accompagnò Meriwether Lewis e William Clark durante l’omonima spedizione finalizzata ad esplorare l’America nord-occidentale. Una notte la museo ha il pregio di aver celebrato, nel linguaggio cinematografico, due personaggi storici femminili importantissimi che altrimenti avremmo dimenticato. Merita una visione.

Trama del sequel di Una notte al museo

Il film cerca di rispondere alla stessa domanda di Toy Story: cosa succede ai pupazzi/giocattoli quando non ci sono esseri umani nei paraggi? Sono passati due anni e Larry Dailey (lo spumeggiante Ben Stiller) ha lasciato il  suo vecchio lavoro di guardiano notturno nel museo di Storia Naturale, per diventare un importante imprenditore della Dailey Devices. Un giorno, spinto dai ricordi, torna al museo e scopre che tutte le statue di cera saranno imballate e trasferite nell’archivio federale dello Smithsonian museum. Gli unici pezzi a non lasciare il museo saranno Teddy Roosevelt (Robin Williams), Rex, il faraone Ahkmenrah (quando ancora non sapevamo chi fosse Rami Malek) e la sua Tavola magica.

La sera successiva Larry riceve la telefonata di Jedediah (Owen Wilson), il piccolo cowboy, spaventatissimo: la scimmia cappuccino Dexter, la sera prima, ha rubato la tavola di Ahkmenrah e tutti hanno ripreso vita nello Smithsonian, ma sono tenuti in ostaggio dal malvagio fratello maggiore di Ahkmenrah, Kahmunrah: ricomincia l’avventura.

Il blockbuster è un divertentissimo tuffo nel passato, pieno di effetti speciali e tante tante risate. Vale la pena vederlo e, per una volta, cedere al divertimento.

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