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Marzo 4, 2021, giovedì

La nuova legge regionale in Umbria potrebbe ostacolare il diritto all’aborto

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A seguito del provvedimento del ministro della Sanità Speranza, volto a modificare le linee guida per l’aborto farmacologico, eliminando l’obbligo di ricovero su tutto il territorio nazionale, è emerso lo sdegno dell’associazione antiabortista “ProVita e Generazione Famiglia”. Tale modifica è stata infatti adottata anche dalla regione Umbria, la quale aveva firmato un Manifesto Valoriale con l’associazione, per la tutela della vita nascente. Tuttavia sembra che l’Umbria abbia trovato il modo di “schierarsi” nuovamente con l’associazione mediante una nuova legge regionale.

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Difesa del diritto all’aborto-Photo credits: Tempi

A giugno dello scorso anno la giunta della regione Umbria guidata da Donatella Tesei aveva abrogato una precedente legge regionale, ripristinando il ricovero obbligatorio. In questo modo le donne venivano private della possibilità di interrompere la gravidanza con la Ru486 in day hospital. Tale decisione ha provocato indignazione e difficoltà da parte di molte donne, difficoltà riscontrate nel servizio di Ivg soprattutto durante la pandemia. Il ministro della Sanità Speranza aveva preso la decisione di modificare le linee guida per l’aborto farmacologico. Con tale provvedimento aveva eliminato l’obbligo di ricovero su tutto il territorio nazionale. Decisione adottata anche dalla regione Umbria.

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Ru486-Photo credits: Today

La reazione di “ProVita e Generazione Famiglia”

A seguito del provvedimento preso dal ministro Speranza, che anche l’Umbria aveva adottato, l’associazione antiabortista “ProVita e Generazione Famiglia”, ha mostrato il proprio malcontento. L’associazione antiabortista aveva infatti firmato con Donatella Tesei un Manifesto Valoriale a “tutela della vita nascente”. “La Tesei stralcia il patto con le associazioni ProLife e ProFamily”, ha titolato Notizie ProVita. Ha affermato che la scelta della governatrice “stupisce e indispone” perché si trattava di un “atto dovuto”. Family Day ha invece espresso mediante un comunicato “amarezza e profonda preoccupazione” perché l’associazione si aspettava “una fedeltà completa al Manifesto Valoriale”. Successivamente la consigliera Paola Fioroni ha infatti proposto una legge regionale che prevede una serie di integrazioni e modifiche al Testo unico in materia di sanità e servizi sociali. Legge che ricalca in maniera quasi identica le proposte contenute nel Manifesto Valoriale.

Le modifiche della legge regionale

Nel caso in cui la legge regionale proposta dalla Fioroni dovesse passare, e quindi essere approvata, aprirebbe le porte alle associazioni antiabortiste nei servizi pubblici come i consultori. Inoltre le associazioni pro-family e pro-life potrebbero avere un grande peso nella gestione nelle politiche familiari umbre, così da limitare la libertà di scelta delle donne. Le principali modifiche previste riguardano il sostegno della natalità, un esteso coinvolgimento dell’associazionismo familiare nelle politiche della Regione e il potenziamento dei servizi di mediazione familiare. Le novità riguardano in particolare la “natalità e la lotta all’inverno demografico come valore da perseguire anche con strumenti di sostegno delle politiche familiari”. Tra le aree protette dalle politiche familiari c’è l’aggiunta della “tutela della vita umana dal concepimento alla morte naturale”. C’è poi spazio per alcune delle proposte che erano contenute nel Ddl Pillon e per le istanze sostenute da alcune associazioni di padri separati.

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Proteste per la difesa del diritto all’aborto-Photo credits: web

Aspetti negativi della legge

Rete Umbra per l’Autodeterminazione, che riunisce diverse associazioni femministe e LGBTQ+, vede in maniera scettica questa legge regionale. Ritiene infatti che tenti “in maniera neanche tanto velata, di affermare l’esistenza di un’unica tipologia di famiglia, con un’impostazione anacronistica e retrograda”. Ciò che genera preoccupazione è che “nei pochi consultori sopravvissuti, le associazioni delle famiglie assumano un potere enorme”. La legge fa esplicito riferimento alla tutela della vita sin dal concepimento, all’inverno demografico e alla libertà educativa. Di conseguenza si teme che dietro queste espressioni non vi sia la volontà di difendere il diritto delle donne a ricorrere all’interruzione volontaria della gravidanza, previsto e disciplinato dalla legge 194. Il timore è che il benessere, la volontà e la libertà delle donne venga messa inevitabilmente in secondo piano.

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