Taylor Swift si è finalmente liberata di un’accusa di violazione del diritto d’autore riguardante i testi delle sue canzoni, che i suoi legali avevano definito «assurda». Lunedì un giudice federale ha archiviato la causa intentata da Kimberly Marasco, una poetessa della Florida che pubblica le proprie opere in autonomia; la donna sosteneva che la cantautrice avesse copiato versi tratti dalle sue liriche per oltre una dozzina di brani, inclusi quelli degli album Lover, Folklore, Evermore, Midnights e The Tortured Poets Department.

Nella sua sentenza, il giudice Aileen Cannon ha affermato che le uniche somiglianze tra le poesie di Marasco e le canzoni di Swift riguardavano parole generiche, tra cui «idee di base» come il concetto di gaslighting, oltre a «metafore onnipresenti» e «osservazioni comuni». «Si tratta di temi, concetti e parole isolate per eccellenza: esattamente quel tipo di materiale che la legge sul diritto d’autore non tutela», ha scritto nella decisione. «Il materiale che si presume sia stato oggetto di violazione -idee di base, temi, metafore, parole isolate e frasi brevi- non costituisce un’espressione tutelabile e, pertanto, non può essere oggetto di violazione».

Kimberly Marasco ricorrerà in appello contro Taylor Swift

Spesso i tribunali federali concedono a chi intenta causa, come Marasco, la possibilità di correggere e ripresentare le proprie istanze. Tuttavia, nella sentenza di lunedì, Cannon ha rifiutato di farlo, sottolineando come Marasco avesse già visto respingere precedenti cause contro Swift e come fosse stata «espressamente avvertita» del fatto che quella rappresentasse la sua ultima possibilità. «L’attrice ha avuto ampia opportunità di esporre le proprie pretese», ha spiegato la giudice. «I difetti riscontrati non sono vizi formali sanabili con una stesura più accurata: si tratta di difetti intrinseci alle opere stesse, le quali consistono in idee, temi, metafore e parole isolate che nessuna modifica può trasformare in un’espressione tutelabile».

Salvo un ribaltamento in appello -ipotesi estremamente improbabile- la sentenza di lunedì dovrebbe porre fine alla controversia legale di Marasco contro la cantante, protrattasi per oltre due anni attraverso due diverse cause. In una dichiarazione rilasciata a Billboard, la poetessa ha affermato: «Non condivido la decisione e presenterò appello».

La lunga battaglia legale

La donna ha intentato causa per la prima volta contro la società di Taylor (Taylor Swift Productions) nel 2024; secondo lei la cantante avrebbe copiato i testi di The Man, My Tears Ricochet, Illicit Affairs e molte altre canzoni, traendoli da sue poesie. Successivamente, all’inizio dello scorso anno, ne ha avviata un’altra direttamente contro la superstar, basandosi sostanzialmente sulle stesse accuse. Il team legale di Swift ha sempre respinto con fermezza ogni addebito e la prima causa è stata archiviata a settembre.

A dicembre, gli avvocati della musicista hanno insistito per chiudere l’intera controversia «una volta per tutte», sostenendo che Marasco non avesse «alcun fondamento giuridico». «Questa è la seconda causa temeraria e vessatoria intentata dal querelante contro l’artista», ha scritto tempo fa Douglas Baldridge, storico legale di Taylor. «Le affermazioni del querelante sono, come nella precedente causa, assurde e prive di fondamento giuridico».

Taylor Swift non ha copiato le poesie di Marasco, lo ha stabilito un tribunale federale

Nella decisione di lunedì, il giudice Cannon ha concordato con tale posizione. Ha fatto più volte riferimento alla sua precedente sentenza, stabilendo che l’uso da parte di Swift di parole e frasi comuni come “tears”, “running”, “sky”, “love” ed espressioni comuni come “caged me”, “flesh and blood” e “it’s time to go” non potesse in alcun modo costituire una violazione del diritto d’autore. «Come questa corte ha già spiegato nella causa correlata, tali contenuti si riducono al massimo a idee, metafore, contesti e temi; nessuno dei quali è oggetto di tutela da parte del diritto d’autore», ha ribadito.

La nuova causa includeva accuse relative a diversi brani di Taylor, tra cui I Can Do It With a Broken Heart e The Manuscript, tratti dall’album The Tortured Poets Department. Tuttavia, il giudice ha affermato che tali accuse non avrebbero avuto maggior successo rispetto a quelle originali. «Ogni nuova contestazione riguarda esclusivamente contenuti non tutelabili», ha scritto Cannon, osservando come Marasco abbia tentato di intentare causa su elementi quali «il tema della ‘resilienza creativa’» e l’ «osservazione comune» del cambio di colore delle foglie: «In sintesi, nessuno dei dodici capi d’accusa del querelante individua un’espressione tutelabile».

Federica Checchia