Circa cinquantamila persone si sono riunite ad Ankara, capitale della Turchia, per manifestare contro la repressione del Partito Repubblicano Popolare (CHP), principale forza di opposizione. Motivo delle proteste, una sentenza probabilmente in arrivo oggi, che potrebbe invalidare per presunte irregolarità formali il congresso che il CHP tenne nel 2023. Durante quell’incontro, Özgür Özel aveva preso il posto di Kemal Kilicdaroglu, oppositore del presidente Recep Tayyip Erdogan, come nuovo leader del partito.

Per i cittadini, il governo starebbe tentando di invalidare il congresso per reprimere il dissenso, come sta facendo da diverso tempo. Solo nell’ultimo anno, cinquecento persone legate al CHP -tra le quali diciassette sindaci- sono finite in manette.

Continuano le proteste in Turchia: il messaggio di Ekrem Imamoglu

A destare particolare scalpore, mesi fa, è stato l’arresto di Ekrem Imamoglu. L’ex primo cittadino di Istanbul, considerato il principale rivale di Erdogan, si trova in carcere; su di lui pendono le accuse di corruzione e terrorismo ritenute politicamente motivate. Per molti, il presidente sta cercando d’impedirgli di candidarsi alle candidarsi alle prossime presidenziali, nel 2028, temendo la sconfitta.

Dalla sua cella. Imamoglu ha inviato una lettera, letta nel corso delle manifestazioni nella capitale, nella quale si dice convinto del fatto che il governo stia provando ad assicurarsi le elezioni, eliminando i potenziali candidati scomodi. Scrive l’ex sindaco: «L’era dell’io in questo Paese finirà e inizierà l’era del noi. Uno solo perderà e tutti gli altri vinceranno».

Federica Checchia