Arte e Intrattenimento

Olivier Assayas protagonista della Festa di Roma

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Olivier Assayas, regista e sceneggiatore francese, ospite alla Festa del Cinema di Roma per un Incontro Ravvicinato con il pubblico.

Credits: Festa del Cinema di Roma

Il regista francese Olivier Assayas è alla Festa del Cinema per due appuntamenti: l’Incontro Ravvicinato e successivamente al Teatro Palladium per presentare “Ludwic” di Luchino Visconti.

Durante la conferenza stampa Assayas si è espresso sulla polemica che si è accesa su kolossal e cinecomics: “Premetto che a me il cinema popolare americano è sempre piaciuto, ma mi sembra che non sia mai stato così stupido come lo è diventato negli ultimi anni. Sono anche un lettore dei fumetti Marvel, sono cresciuto con quelle storie, ma i film non mi piacciono. C’è meno violenza, meno sesso, meno originalità rispetto ai fumetti, e non mi riconosco in personaggi come Captain America e Thor con il suo martello.

La passione del cineasta francese per i cinecomis è conosciuta e aggiunge: “La produzione americana odierna è sempre più industriale, tutti i film si somigliano tra di loro. È tutto un susseguirsi di capitoli 2, di prequel, di spin-off, di universi. È una cosa che non mi interessa.” Quindi è d’accordo con quanto detto in precedenza da Martin Scorsese e altri autori.

Credits: Festa del Cinema di Roma

Oltre a questo Assayas parla anche dei giovani di oggi e delle sale: “Ai ragazzi piace ancora l’esperienza collettiva, dunque quando escono con gli amici la forma di divertimento più accessibile e meno costosa è il cinema. Anche se chiaramente prediligono i blockbuster e il cinema d’autore un po’ più ambizioso o intellettuale sta perdendo terreno. Anche io, quando vado a presentare i miei film, vedo sempre più spesso un pubblico di anziani, ed è un po’ triste che si venga a perdere una certa continuità con quello che abbiamo fatto in passato. Per fortuna non sempre è così” .

L’ultimo tema affrontato è il cinema asiatico di cui è esperto Assayas che ha trascorso vari anni in Taiwan e si è avvicinato alla nouvelle vague taiwanese : “Negli anni ottanta e novanta, quando lo scoprivamo, il cinema di Hong Kong stava vivendo una rivoluzione, aveva un ‘estetica interessantissima, ricordo i film di Kung Fu e quelli fantastici, era straordinario ed erano completamente diversi da quello che si faceva a Hollywood o in Europa. Era come se loro stessi stessero vivendo una loro ‘nouvelle vague’. Pensiamo a Wong Kar-wai.”

Il regista descrive anche il contesto politico e sociale dell’epoca:”Nell’84 c’era ancora la legge marziale, era un paese in guerra. Vivevano ancora all’ombra della guerra fredda e gradualmente abbiamo visto un movimento di liberazione intellettuale e artistica, che ha cominciato con la letteratura, si è prolungato nel cinema, e ha cominciato a dire quello che prima non si poteva dire. Tutto era controllato dalla censura. In Cina ancora oggi è tutto sotto censura. Più libertà invece in Corea, dove c’è un buon sistema cinema che favorisce i registi talentuosi. Ad ogni modo penso che tra il cinema Occidentale e quello Orientale ci sia stata una grande ondata unificatrice”.

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