Cinema

“Orfeo negro”, la Palma d’oro a Camus e il caso Nouvelle Vague

Benvenuti nell’universo cinematografico di Movie Award. Faremo un salto indietro nel tempo alla scoperta di un film che ha vinto la Palma d’Oro in maniera controversa. Parleremo di miti greci e di carnevale brasiliano. Abbiamo dedicato la puntata di oggi a “Orfeo negro” di Marcel Camus.

“S’unirono la Donna, la Morte e la Luna. Per uccidere Orfeo con tanta sorte. Che uccisero Orfeo, l’anima della strada, Orfeo, il generoso, Orfeo, il forte. Ma le tre una cosa non sanno:
Per uccidere Orfeo, non basta la Morte. Tutto ciò che nasce e che visse deve morire. Solo non muore nel mondo la voce di Orfeo.”

Questo è il coro conclusivo con cui si chiude il romanzo “Orfeo da Conceiçao” di Vinicius de Moraes da cui Camus ha tratto il suo “Orfeo negro”. Al centro di questa pellicola la rivisitazione in chiave moderna del mito di Orfeo ed Euridice che dall‘antica Grecia si sposta al carnevale di Rio. Un racconto che Camus fa utilizzando la sua estetica fatta di primi piani, di campi e controcampi ossessivi e di lunghe panoramiche. Uno stile che oscilla tra cinema documentarista ed onirico.

“Orfeo negro”, cinema e mito in Camus

Una scena di Orfeo negro, fonte Giampaolo Lomi

Camus in “Orfeo negro” mette in primo piano il mito rispetto alla realtà moderna a cui esso viene fatta aderire. Camus insegue infatti la tradizione classica del mito greco che rifiuta ogni asettica idealizzazione fredda per questo si lascia trasportare dalle emozioni e dalla fisicità dei personaggi. Anzi si allontana dal quel naturalismo proprio del neorealismo. Il suo è un cinema primigenio che diventa onirismo allo stato puro. È aiutato in questo anche dalla splendida colonna sonora con pezzi entrati poi nel repertorio classico della samba e della bossanova brasiliana che costituiscono un elemento emozionale importante per il film.

Una Palma d’oro controversa ed il caso Nouvelle Vague

Quando nel 1959 la giuria presieduta dallo scrittore francese Marcel Achard assegnò la Palma d’oro a Camus, la critica si divise. Da un lato c’è chi vedeva “Orfeo negro” come un capolavoro diviso tra mito, malinconia ed esotismo. Dall’altro c’è chi vide questa pellicola come sopravvalutata preferendogli altri titoli. Bisogna dire che quell’anno in concorso a Cannes c’erano due film cardine della Nouvelle Vague come “I quattro cento colpi” di François Truffaut che si accontentò del premio alla miglior regia e “Fino all’ultimo respiro” di Jean-Luc Godard che fu del tutto ignorato. Un fatto incredibile per due pellicole che hanno fatto la storia del cinema.

Stefano Delle Cave

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Stefano Delle Cave

Stefano Delle Cave è scrittore, giornalista pubblicista e regista. Laureato magistrale in D.A.M.S. all’Università di Roma Tre. Gli articoli redatti da Stefano giornalista hanno per tema il cinema, la cultura e la società civile in genere.
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