Cronaca

L’Ortica Gigante Australiana, la pianta che porta alla pazzia

Ortica- Fonte: Piabay

E’ stata identificata la tossina nell’Ortica Gigante Australiana che può portare uomini e animali alla pazzia. Gli effetti del tutto insoliti di questa pianta, la Dendrocnide moroides, non hanno niente a che vedere con il solletico provocato dalle comuni ortiche.

Una pianta protagonista di racconti terrificanti

La pianta di specie Dendrocnide moroides , conosciuta con il nome di Ortica Gigante Australiana, si trova in alcune regioni dell’Indonesia. Chiamata anche “Gympie gympie“, che significa in aborigeno “Pianta che punge“, è protagonista di numerosi racconti terrificanti. I peli pungenti delle sue foglie infatti iniettano negli organismi a contatto una tossina simile a quella rilasciata da ragni velenosi, che li porterebbe alla pazzia. Si dice che inalare un singolo pelo di questa ortica potrebbe far starnutire fino a far sanguinare le narici. Si narra anche che un uomo infettato dalla pianta non solo sia rimasto per due settimane a letto, ma abbia anche provato dolore per ogni doccia fredda della sua vita. Altri racconti invece parlano di piante alte fino a 30 metri che tormentavano i turisti delle foreste australiane, messi in guardia da cartelli che rivelavano la pericolosità delle foglie.

Il dottor Gilding e il suo team identificano le sostanze responsabili del dolore

Il bruciore provocato dalla pianta non si può contenere e si prolunga anche per settimane. Il dottor Edward Gilding, biologo presso l’Università del Queensland, sul New York Times ha descritto il dolore provato in prima persona: “È come avere un chiodo conficcato nella carne“. A distanza di tempo il dolore può nuovamente manifestarsi toccando la parte colpita del corpo o facendo per esempio una doccia. Dopo numerosi e rischiosi esperimenti il dottor Edward Gilding e il suo team hanno identificato le sostanze coinvolte. Pubblicando i risultati della ricerca sul Science Advances, scrivono che l’ortica gigante dell’Australia contiene alti livelli di una tossina che, una volta iniettata si attacca alle cellule che rilevano il dolore mandandole in tilt e bloccandole in “Modalità dolorosa“. Ad essere presa di mira è una fondamentale molecola delle cellule nervose responsabile della percezione degli stimoli.

I composti rilasciati dalla pianta, denominati “Gimpietidi” interferiscono con il percorso di conduzione del segnale del dolore nel corpo attraverso i canali ionici di sodio. Commenta Fabio Firenzuoli, il medico esperto in fitoterapia e fitovigilanza, responsabile del CERFIT, Centro di Ricerca e Innovazione in Fitoterapia e Medicina integrata dell’ospedale Careggi di Firenze, “Secondo gli autori la tossina altera la pompa ionica che dà sulle cellule nervose e non consente al neurone di ripristinare un normale flusso ionico, per questo il dolore permane. È una spiegazione plausibile e interessante ma c’è ancora molto da studiare“.

I benefici della pianta

Lo studio dell’Ortica Gigante Australiana può portare a comprendere alcuni meccanismi del dolore, diventando uno strumento di ricerca farmacologica. Per la pianta stessa vi sono poi diversi benefici da considerare. Infatti quello della pianta Dendrocnide potrebbe essere un meccanismo di difesa contro gli erbivori affamati. Tuttavia alcuni organismi come insetti, bruchi, e anche piccoli canguri chiamati Pademelon non sono misteriosamente sensibili al veleno. Il fenomeno è ancora oggetto di una ricerca che stimola particolarmente gli scienziati. Il professor Ferruccio Poli, professore di Farmacia e Biotecnologie all’Università di Bologna, afferma “La ricerca è molto interessante. E’ un intrigante esempio di convergenza evolutiva dove animali e piante hanno ideato molecole simili per struttura ed attività Biologica“.

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