Cinema

Oscar 2021: le cinque candidate come Miglior Attrice Protagonista

Le cinque donne candidate agli Oscar come “miglior attrice protagonista”, interpretano tutte donne dalla grande forza interiore, dal grande coraggio e dall’immenso talento artistico. Due si sono già aggiudicate la statuetta dorata, una è diventata di recente una stella della tv seriale, una la amiamo da sempre e l’abbiamo trovata fantastica nei panni di una reginetta della vendetta e una è una cantante diventata attrice. Andiamo dunque a scoprire chi sono le cinque attrici candidate all’Oscar 2021 come migliori protagoniste.

Oscar 2021: Candidate Miglior Attrice Protagonista

Viola Davis per Ma Rainey’s Black Bottom

Viola Davis è un’attrice che ha avuto molti riconoscimenti dall’Academy. Candidata per 4 volte all’Oscar, ha vinto la statuetta d’oro solo una volta nel 2017, per Barriere, ma come miglior attrice non protagonista. In Ma Rainey’s Black Bottom Viola ha avuto un compito molto difficile: misurarsi con un personaggio non certo simpatico, perché capriccioso e viziato. Per interpretare al meglio la cantante di blues Ma Gertrude Rainey (detta Mother of the Blues) la Davis ha voluto mettere su peso, essere costantemente sudata e con il trucco che colava dal viso come grasso o pittura. L’attrice potrebbe stringere fra le proprie mani la statuetta dorata in questo 2021, anche perché il film ha un grande valore sociale, visto che narra di “un gruppo di persone che lottano per i propri valori”.

Frances McDormand per Nomadland

Frances McDormand vanta molte candidate agli Oscar (tre come protagonista e tre come non protagonista). Di queste due candidature si sono trasformate in vittorie: la prima per Fargo, la seconda per Tre manifesti a Ebbing, Missouri. La sua performance in Nomadland è spettacolare, perché la signora Joel Coen dà al personaggio di Fern, che ha fatto del suo furgone la propria casa per necessità ma anche per esigenza di libertà, una incredibile dignità. Nomadland ha già vinto molti premi, tra cui il Leone d’Oro del Festival di Venezia, ed è un film fondamentale, perché è uno specchio delle disparità economiche che ancora affliggono l’America.

Vanessa Kirby per Pieces of a Woman

Vanessa Kirby ha raggiunto la notorietà internazionale grazie alle prime due stagioni di “The Crown”, in cui lei era l’eccentrica e profondamente infelice Principessa Margaret.  Nel piano sequenza iniziale di Pieces of a Woman, che dura 23 minuti, Vanessa è stata eccezionale nel rappresentare, con la voce e il volto, il dolore di una donna che partorisce in casa, per poi esprimere, senza mai andare sopra le righe, la resilienza, che forse è la nostra più grande risorsa. La Kirby, che è alla sua prima nomination, ha aderito con tutto il cuore a un progetto che era una storia di coraggio femminile e un cammino quasi di trascendenza.

Carey Mulligan per Una donna promettente

Ricorderemo sicuramente tutti di quanto l’attrice si sia infuriata per una recensione, secondo lei, non troppo lusinghiera nei confronti del suo aspetto e della carriera. Che cosa potrebbe succedere se a trionfare tra le cinque lady non sarà lei? Carey è certamente felice per la candidatura, la sua seconda dopo quella per An Education, del 2010, e orgogliosa di aver incarnato, attraverso il suo personaggio, il cosiddetto girl power. Nel film la Mulligan mette in atto un astuto piano per vendicare un torto subito dalla sua amica Nina. L’esordio nella regia di Emerald Fennell, affronta lo spinoso tema dell’abuso sessuale.

Andra Day per The United States vs. Billie Holiday

La Day prima che attrice è cantante infatti è alla sua prima candidatura agli Oscar e parte avvantaggiata rispetto alle sue compagne di cinquina perché, sempre per The United States vs. Billie Holiday, si è aggiudicata il Golden Globe. Andra è al suo primo film importante e già si è fatta notare. Lee Daniels non l’ha resa interprete di un classico biopic, ma si è concentrato su un episodio drammatico della vita della celebre cantante, chiedendole di tirare fuori tutta la sofferenza di una donna che non ha avuto una vita facile. Andra Day all’inizio non voleva impersonare il suo nume tutelare, ma poi ha pensato che fare il film avrebbe significato riabilitare in qualche modo un’artsita che subì delle ingiustizie e che purtroppo morì a soli 44 anni. Era giusto che l’universo intero la ricordasse come “la dea dei diritti civili”.

Giulia Di Maio

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