Il 15 agosto 1993, Paola Turci è rimasta vittima di un terribile incidente stradale sull’autostrada Salerno-Reggio Calabria. Viaggiando verso un concerto, la sua auto si è cappottata, causandole gravi ferite al volto e la perdita parziale della vista da un occhio. Ha subito 13 operazioni.
Paola Turci ricostruisce la dinamica dell’incidente, ripercorrendo i ricordi di quei momenti fatali: “Quel giorno avevo chiamato tutti. Ero al telefono ma si staccava spesso – spiega di fronte alle telecamere della trasmissione di Canale 5- Ho guardato un istante la spina del telefono. Il mio driver ha urlato: attenta! Ho visto il guardrail che stavo per sfiorare, ho sterzato, ho visto un fosso. Non andavo veloce, ero a 120. Sterzo. Ho pensato: vado a sinistra e sbattere la macchina al guardrail, si fermerà. Non lo ha fatto. Ho chiuso gli occhi. La macchina ha cappottato”. «La macchina sbanda, io riesco a riportarla in strada – ha raccontato Paola a 7, il settimanale de Il Corriere della Sera -, sbatte contro il guardrail, si cappotta due volte. In quegli istanti penso: «Sono atletica, basta che accompagno le botte».
“Ho sentito tutta la faccia aperta – prosegue – come quando l’acqua batte sul viso sotto la doccia, sentivi gli zampilli di sangue sulla faccia. Mi sono detta subito: Calmati. Sentire la faccia aperta e il sangue era surreale”
Appena la macchina si ferma sento i capelli tranciati di netto. La prima cosa di cui mi accorgo. I miei capelli lunghi non ci sono più. Le voci della gente. Qualcuno dice: «Paola Turci, è Paola Turci». Io non riesco a aprire gli occhi. In ospedale sento gli infermieri avvisare i medici: «C’è una ragazza nera». Mi avevano scambiato per una ragazza nera, credo perché non si vedeva niente. Il viso era aperto, c’era tanto sangue».
Immediatamente, i conducenti che passavano sulla stessa strada si sono fermati per prestarle soccorso, e l’hanno riconosciuta: “Tutte le cartoline con il mio nome e cognome, che erano in auto, hanno cominciato a invadere la strada. Passavano poche persone ma hanno capito e hanno cominciato a fermarsi. Io non vedevo nulla ma li sentivo urlare: Paola Turci, Paola Turci”.
A starle vicino, in questi anni, sono stati i suoi affetti più cari. In particolare l’ inseparabile sorella Francesca





