C’è il rischio che la lista nera dei paradisi fiscali dell’Unione Europea venga fuori “sfumata di grigio”. O più semplicemente “vuota”. Lo dice Oxfam, la confederazione internazionale di organizzazioni non profit che si dedicano alla riduzione della povertà globale. Il motivo? La blacklist dovrebbe colpire anche 4 Paesi Ue, ingiustamente risparmiati: Irlanda, Lussemburgo, Olanda e Malta.

Lo stunt sui paradisi fiscali di Oxfam fuori dagli uffici UE a Bruxelles. Foto di Tineke D’haese/Oxfam

L’Unione Europea sta preparando la black list dei Paradisi Fiscali, ovvero di quei paesi in cui particolari regimi di tassazione permettono di “salvare ed esentare” molte ricchezze e molti introiti dalle tasse. Ingiustamente. Lo sta facendo, come da regola, nella massima segretezza. E che prevede delle sanzioni. Ovviamente ci si chiede quali e quanti paesi ne faranno parte. Per valutarlo l’Unione utilizzerà dei criteri, come quelli sulla trasparenza.

Ed è qui che interviene l’allarme e il rapporto di Oxfam. Dal nome indicativo: “La lista nera sfumata di grigio”. Secondo questo rapporto per essere efficace e credibile, la blacklist dei paradisi fiscali dell’Unione europea dovrebbe applicare a tutti i Paesi, dentro ed extra UE, i parametri e i criteri stabiliti. E includere quattro stati membri: Irlanda, Lussemburgo, Paesi Bassi e Malta. Oltre a colpire almeno 35 Paesi extra-Ue.

Ma Oxfam teme che dalla riunione dell’Ecofin di martedì prossimo esca fuori invece una lista “annacquata e poco attendibile”. E la colpa sarebbe delle “forti pressioni politiche interne ed esterne” alla stessa Unione. Perché conservare i paradisi fiscali vuol dire preservare veri e propri tesori. Per alcuni, pochi “furbetti”. E privare i Paesi di centinaia di miliardi di dollari di tasse. Alimentando la povertà e la disuguaglianza.

Paradisi fiscali e Paradise Papers

Nel suo ultimo rapporto Oxfam parte dal fatto che l’Ue ha messo sotto esame 92 Paesi extra-Ue. Li ha valutati secondo una serie di criteri, dalla trasparenza fiscale a regimi al trasferimento di profitti su larga scala. Quelli che saranno inclusi nella black list son i Paesi che ospitano o potrebbero le attività off-shore di persone ricche famose come la regina Elisabetta II e Bono Vox. Attività non illegali ma ingiuste. Come quelle degli ormai famosi Paradise Papers. Questo l’incipit del documento di Oxfam:

“L’Unione Europea si appresta ad annunciare la propria lista nera di paradisi
fiscali extra-UE corredata da misure sanzionatorie. Tuttavia, molti paradisi fiscali rischiano
di non essere inclusi per via di ingerenze politiche interne ed esterne all’Unione. Questo
rapporto mostra come dovrebbe presentarsi una lista nera solida se l’UE applicasse i propri
criteri libera da qualsiasi condizionamento”

Martedì prossimo sapremo quali Paesi sono stati giudicati da lista nera e quali no. Sapremo quali sanzioni prevede per loro l’Unione Europea. Se scorrete le pagine del rapporto Oxfam troverete molte volte la parola speranza. Speranza che nuove regole portino dei miglioramenti. E, soprattutto, che vengano applicate indistintamente.

Ma anche il disincanto, visto che l’Ue quegli stessi criteri non li ha utilizzati verso se stessa. Per passare sotto la lente i suoi 28 Paesi membri. “La presidenza Ue, attualmente appannaggio di Malta – si legge in una nota – si è pubblicamente espressa a favore di una lista nera europea ‘vuota’”, mentre la Svizzera, “uno dei paesi sotto esame, ha dichiarato senza mezzi termini di aspettarsi di non essere inserita in lista”.

Nell’attesa di vedere come sarà davvero questa famosa blacklist, ci associamo ad Oxfam e alla speranza che si faccia un passo in avanti. Senza farci troppe illusioni. 

Federica Macchia