La divisione Antitrust del Dipartimento di Giustizia (DOJ), dopo mesi dedicati a un’attenta valutazione, ha chiuso l’indagine sull’acquisizione di Warner Bros. da parte di Paramount Skydance. I dubbi sollevati, e conseguentemente presi in analisi, concernevano i possibili rischi legati a un danneggiamento del mercato e una riduzione della concorrenza. Se a seguito dell’acquisizione si fossero verificati questi due eventi, i danni avrebbero coinvolto congiuntamente le altre case di produzione e i consumatori stessi. La divisione Antitrust ha ritenuto in ultima analisi che la transazione non arrecherà alcun danno. L’accordo da 110 miliardi di dollari (circa 95 miliardi di euro) tra Paramount Skydance e Warner Bros. Discovery (WBD) è stato ufficialmente approvato.

L’acquisizione di Warner Bros. da parte di Paramount Skydance alimenterà la concorrenza, ma non tutti sono d’accordo

Warner Bros., la casa di produzione e distribuzione cinematografica, ha suscitato l’interesse di due Big del settore: Netflix e Paramount. Dopo uno scontro all’ultima offerta, quest’ultima ha avuto la meglio. L’intera dinamica, però, non ha entusiasmato altre figure importanti interne al mondo cinematografico. Quando tutto sembrava quasi dato per certo, è emersa una petizione di Hollywood firmata da oltre 4.000 persone. Tra i nomi figurano anche Robert De Niro, Sofia Coppola e Holly Hunter, mossi dallo stesso interesse: bloccare la fusione Paramount-WBD. «Il risultato sarà una riduzione delle opportunità per i creatori, una diminuzione dei posti di lavoro nell’intero ecosistema produttivo», si legge nella petizione. «Questa fusione ridurrebbe il numero delle principali case di produzione cinematografica statunitensi a sole quattro», aggiungono i firmatari. Le preoccupazioni, malgrado l’alto coinvolgimento, sono state smentite sia dalla divisione Antitrust che da Paramount.

Anzi, non sono state solo smentite. È stato affermato il contrario di quanto pensassero molti. Nel comunicato rilasciato dall’Antitrust si legge: «L’ampia documentazione investigativa esaminata dalla divisione suggerisce che l’impatto della transazione sarà quello di aumentare la concorrenza nell’intero ecosistema dei media e dell’intrattenimento, con benefici per i consumatori e i lavoratori americani». Congiuntamente, Paramount ha sostenuto il medesimo concetto. Ritiene, infatti, che l’accordo non solo non vada a ledere la concorrenza, ma addirittura sia «pro-competitivo». L’acquisizione, inoltre, «si tradurrà in un’azienda più forte e meglio posizionata per competere con le piattaforme tecnologiche dominanti in un settore sempre più caratterizzato da un’intensa competizione per il pubblico, i talenti, la tecnologia e gli investimenti».

L’approvazione dell’Antitrust non basta, a molti «l’accordo puzza di corruzione»

L’approvazione da parte della divisione Antitrust, tuttavia, non è l’ultimo tassello mancante per la conclusione dell’accordo. Molti procuratori generali hanno sostenuto che si sarebbero mobilitati per bloccare la transazione. Tra queste figure risulta anche Rob Bonta, procuratore generale della California. Quest’ultimo ha scritto su X: «La fusione tra Warner Bros e Paramount non è ancora conclusa ed è tuttora oggetto di indagine da parte del mio ufficio».

Alle perplessità e alle critiche di cui sopra, il Dipartimento di Giustizia ha voluto ribadire che «le prove dimostrano un’intensa concorrenza all’interno del settore, che ha generato una maggiore produzione e diversità di offerte cinematografiche, e che probabilmente continuerà senza sosta». Eppure, nonostante le rassicurazioni, le preoccupazioni non accennano a diminuire. Alcuni, come la senatrice del Massachusetts Elizabeth Warren, sostengono che «l’accordo puzza di corruzione e traffico di influenze». La battaglia, afferma, non è ancora finita.

Stefania Cirillo