Sono poche le italiche tradizioni che sopravvivono all’inesorabile scorrere del tempo, ai mutamenti sociali, all’evoluzione (o involuzione) culturale. Le canzoni dei Los Locos, i treni in ritardo, le promesse elettorali non mantenute, le preghiere di Radio Maria. E poi, la tradizione che più di tutte resiste e persiste ogni anno e a tutte le latitudini: Natale in famiglia. Provate a dire ai vostri nonni, ai vostri genitori, ai vostri figli, che quest’anno volete passare il Natale da soli, a casa, sul divano, sotto il plaid, e ricominciare a guardare Friends, giocare a solitario, scrollare Tinder. I vostri parenti appariranno prima perplessi, disorientati, poi si mostreranno furibondi. E voi, per uscire dall’incaglio, fingerete che era tutto uno scherzo, che avete già preso i regali e non vedete l’ora di scartare i vostri. E anche quest’anno, come ogni anno, a Natale siederete a tavola in mezzo ai vostri (nostri e di tutti) parenti serpenti.
Il film di Natale per eccellenza

Più di trent’anni anni fa, Monicelli colpiva la società italiana puntando al suo organo più sacro: la famiglia. Parenti Serpenti è il film di Natale per eccellenza (molto, molto più di “Una poltrona per due”). Una pellicola che smaschera l’apparente perbenismo che intercorre tra i parenti, costretti ad una convivenza forzata per celebrare una festività religiosa piegata, ormai, al più turpe capitalismo. Ci si sforza di volersi bene per qualche ora, tenendo sopite le invidie, i segreti, le gelosie, i rancori, i giudizi sprezzanti. Questioni sospese e mai risolte che ribollono sotto la tavola imbandita. Il film rappresenta un ritratto spietato, impietoso, narrato attraverso gli occhi ingenui e sinceri di Mauro, il nipote più piccolo, che osserva la sua famiglia e ci racconta i suoi parenti serpenti. Assumiamo noi, invece, adesso, il punto di vista del nipotino Mauro. Assurgiamoci a narratore onnisciente e scrutiamo le famiglie di oggi, i nostri parenti serpenti moderni.
I nostri Parenti Serpenti
Il nonno di oggi è un nonno nostalgico. Nostalgia di Berlusconi, di Mussolini o della DC, non importa: ciò che conta è che prima, “ai suoi tempi”, andava tutto meglio. La nonna (quelle non vedove sono rari esemplari) con il timore di non aver cucinato abbastanza mentre poggia sul tavolo quattro teglie di pasta al forno pesanti come mattoni. Lo zio cinquantenne che nel ’82 ha barattato il suo voto con un posto da impiegato all’INPS e adesso fa la paternale ai giovani d’oggi, scansafatiche buoni solo a rappare. La zia divorziata di mezz’età con il maglione a tema, il trucco pesante e la chat di whatsapp che pullula di gif natalizie. E poi loro, i nipoti: i giovani parenti serpenti. Il sedicenne che condivide su Instagram ogni piatto, ogni uscita fuori luogo del nonno. Il più piccolo assuefatto e assorto davanti allo schermo di un’IPad (così sta buono, altrimenti piange e si lagna). La cugina con due lauree magistrali e il c2 d’inglese che a gennaio comincia il suo terzo stage full-time non retribuito. Tutti in spasmodica attesa di ricevere la bustarella con i contanti.
Ma, al di là dei cambiamenti sociali, culturali e tecnologici, la forza del film sta nel saper offrire una fotografia precisa delle cene di Natale in famiglia, lontane anni luce dalla fantascientifica armonia delle famiglie ritratte negli spot televisivi. Ed è un bene che sia così, perché l’idea di condividere la stessa casa, la stessa tavola, gli stessi parenti serpenti, è un conforto: ci fa sentire meno soli.
Sebastiano Pistritto
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