Correggio dipinge a Parma per il Monastero di San Paolo, la volta della camera Badessa Giovanna da Piacenza, capolavoro di armonia e innovazione del Rinascimento. Gli affreschi del Correggio sono rimasti per più di due secoli tesori nascosti tra le mura del monastero. Per la rubrica Hidden Place ecco la storia della Camera della Badessa.

Parma e il Correggio

Parma è stata scelta come capitale italiana della cultura per il 2020. Ma già cinquecento anni fa la Badessa Giovanna lavorava per questo primato. Attorno al 1519 Antonio Allegri da Correggio ricevette l’incarico da Giovanna da Piacenza, Badessa del Monastero di San Paolo a Parma, di dipingere il soffitto a volta di una stanza. Correggio creò a Parma uno dei capolavori del Rinascimento.

Parma - Soffitto Camera della Badessa del Correggio
Parma – Soffitto Camera della Badessa del Correggio ph wikipedia

Giovanna Bergonzi da Piacenza, proveniente da una prestigiosa famiglia aristocratica, fu eletta Badessa nel 1507, alla età di 28 anni. Nell’incarico di badessa succedeva ad altre due sue parenti della famiglia Bergonzi, Donna Cecilia e Donna Orsina.

La Badessa del Monastero di San Paolo

Essere Abati di un’abbazia equivaleva a gestire, e quindi essere manager, una grande impresa che copriva diverse attività agricole e produttive. Insomma, per Giovanna era un po’ come essere entrata nella gestione di una azienda, potremo dire quasi di famiglia. E anche lei, come avevano fatto prima di lei le precedenti donne della sua famiglia, si preoccupò di aumentare il prestigio del Monastero a sue spese chiamando  famosi artisti e intellettuali.

E presso la sua corte, perchè di fatto di questo si trattava, fu chiamato uno dei piu grandi artisti dell’epoca Antonio Allegri da Correggio detto il Correggio. Siamo tra il 1518 e il 1519, nel Rinascimento. Michelangelo aveva finito il soffitto della Cappella Sistina nel 1512. Raffaello aveva affrescato da pochi anni le stanze dell’appartamento del Papa Giulio II.

La Badessa si trovava in quegli anni a rivaleggiare culturalmente con la sua coetanea Isabella D’Este, Marchesa di Mantova. In quell’epoca Isabella era l’unica nobildonna italiana ad avere uno studiolo, indice della sua fama di dama colta e dei suoi interessi intellettuali e artistici. Isabella aveva infatti commissionato a Mantegna e Perugino le tele e i soggetti mitologici per la decorazione delle sue stanze.

Quindi Isabella d’Este nella vicina Mantova era una delle donne più autorevoli del mondo culturale del Rinascimento in Italia. Ma anche Giovanna era donna di vasta cultura. E anche lei, seguendo le usanze delle grandi dame del Rinascimento, aprì il suo appartamento ad artisti e letterati, rendendo meno stringente la clausura del Monastero. A sue spese chiamò artisti per far crescere il decoro del monastero , sia come architettura che come decorazione. Inoltre si preoccupo della solidità economica, dedicandosi sia alla gestione delle rendite del Monastero.

Il Correggio nella Camera della Badessa

Nel 1519 Giovanna chiamò a Parma un pittore emergente, il Correggio, per affrescare una camera del suo appartamento privato. In realtà non sappiamo se questa stanza fosse proprio la camera privata della Badessa o piuttosto il luogo di udienze e di studio. Correggio ne dipinse il camino, la parte alta delle pareti e la volta creando un capolavoro di armonia e innovazione.

Il soffitto a volta tardogotico fu affrescato come un pergolato coperto da fitta vegetazione che divide in 16 spicchi la volta. Il pergolato, abitato da putti, lascia intravedere il cielo, come nella camera degli sposi del Mantegna. Infatti il Mantegna fu nei  primi anni un vero e proprio modello per l’Allegri da Correggio.

Il soggetto iconografico è molto complesso e ancora molto discusso e non del tutto chiarito. Alla base di ogni spicchio della volta è dipintauna lunetta con immagini di allegorie mitologiche che sembrano bassorilievi. Quete rappresentano la personificazione delle forze universali e degli impulsi individuali. Sotto, tra i capitelli sottesi alle allegorie, si trova dipinto un telo di lino a cui sono appese brocche e stoviglie. queste probabilmnte ci raccontano la convivialità della stanza, quando qui si imbandivano banchetti per gli ospiti.

La Badessa come Diana

Sul camino troviamo raffigurata di Diana cacciatrice col suo carro. Diana è certo simbolo di castità e delle virtù femminili. Ma è anche simbolo di tenacia e determinazione, anche queste doti che non mancavano a Giovanna. Ma Diana è anche cacciatrice, forse anche simbolo della caccia continua intesa come ricerca di spiritualità, fede e salvezza.

Parma, Monastero di San Paolo - Correggio - Camera della Badessa
Parma, Monastero di San Paolo – Correggio – Camera della Badessa

I Monasteri e le Abbazie erano dei centri di potere economico e dinastico delle città e il potere politico era sempre interessato al controllo delle loro finanze. Giovanna da Piacenza era donna di polso che rivendicava la propria autonomia nella gestione del monastero, arrivando a scrivere al Papa per chiedere supporto contro le ingerenze politiche nella sua gestione. La Badessa si meritò dunque il più bello appartamento “ecclesiastico” del Rinascimento, ovviamente dopo quello dei Papi, non per vanità ma per amore dell’arte e della cultura.

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