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Patrick Zaki a “Che tempo che fa”: «È grazie a tutti voi se sono a casa»

Dopo la sua liberazione Patrick Zaki è stato ospite nel programma di Fabio Fazio, Che tempo che fa. Ha raccontato della sua incarcerazione durata 22 mesi ma soprattutto ha voluto raccontare la felicità di essere tornato a casa e di aver riacquisito la sua libertà. Ha voluto dire “Graziea tutta l’Italia per aver contribuito alla sua scarcerazione ma ha riservato un ringraziamento speciale alla sua Bologna, città in cui spera di poter continuare gli studi iniziati prima dell’incarcerazione.

Patrick Zaki: Torna finalmente libero e ringrazia l’Italia, ma soprattutto Bologna

È finito l’8 dicembre 2021 l’inferno di Patrick Zaki iniziato il 7 febbraio 2020. 22 mesi di incarcerazione, 22 mesi di torture e supplizi per delle accuse molto chiare: il suo lavoro in Italia ed il suo attivismo verso la comunità Lgbtq+. Quel giorno Patrick Zaki rientrava nel suo paese natale, l’Egitto per le vacanze natalizie. Una meritata pausa dai suoi studi dal Master in studi sulla parità di genere presso l’Università degli studi di Bologna. Una pausa che forse, ad oggi, Patrick non avrebbe mai voluto prendersi.

Dalla sua incarcerazione non sono mancate le proteste, le manifestazioni, le richieste di scarcerazione da parte di visi noti della politica e dell’arte italiana ed internazionale. Dalla senatrice a vita Liliana Serge che dopo l’ennesimo rinvio da parte dell’Egitto per il caso Zaki, ha lottato affinché al ragazzo venisse concessa la cittadinanza italiana. Solo così sarebbe potuto essere rilasciato. La senatrice già all’epoca commentò la cosa dicendo: «Sono in Aula a votare come nonna di Patrick Zaki».

Patrick Zaki ha partecipato alla puntata di ieri di Che tempo che fa di Fabio Fazio. Si sono alzati tutti quanti in piedi all’inizio del collegamento con lo studente egiziano, commossi dal vederlo finalmente libero e sorridente. Emozionantissimo Patrick ha salutato il pubblico in italiano per poi proseguire nel suo racconto in inglese. Il ragazzo non si è voluto concentrare sugli orribili 22 mesi trascorsi in prigionia ma ha voluto lanciare un lungo sguardo verso il futuro. «Adesso sto proprio bene, sto cercando di capire che mi è successo ma mi sembra di essere un sogno, grazie a quello che tutti voi e il vostro programma ha fatto per me», ha dichiarato.

Ha ringraziato tutti coloro che l’hanno aiutato. Tutta l’Italia, che non si è fermata un secondo per sostenere la sua liberazione; la Segre che, come ha dichiarato Patrick stesso, non vede l’ora di conoscere; ed ovviamente la sua amatissima Bologna, città che lo adottato dall’inizio del suoi studi. I suoi compagni, infatti, non si sono fermati nemmeno un istante dalla sua incarcerazione, hanno lottato e protestato affinché Patrick potesse tornare alla libertà.

«Quando ho guardato la strada, sono uscito dalla stazione di Polizia e mi hanno tolto le manette ero confuso. Cosa sta succedendo? Mi chiedevo. Davvero mi hanno lasciato libero?», ha dichiarato lo studente descrivendo l’incredulità davanti al suo rilascio dopo 22 mesi di prigionia.

Ha inoltre aggiunto: «Per il momento non ho nessun divieto di viaggiare, spero di poter venire in Italia, a Bologna al più presto. Continuo a pensare a Bologna e ai miei studi, che vorrei completare lì. Spero di vivere a Bologna, voglio fare qualcosa per questa mia città che mi ha sostenuto». Patrick ha anche dichiarato di volersi trasferire definitivamente quanto prima possibile nel capoluogo emiliano.

Cristina Caputo

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