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Patrizia Carrano sul marito: “Mi sono sposata giovanissima, poi ho perso la testa per Nanni Loy”

Tra gli ospiti della puntata di mercoledì 20 aprile di Oggi è un altro giorno c’è la celebre scrittrice Patrizia Carrano.

Nata a Crespano del Grappa, provincia di Treviso, nel 1946, Patrizia trascorre l’infanzia a Venezia senza frequentare la scuola, sostiene l’esame di ammissione alla prima media quando si trasferisce con la famiglia a Roma, ma poi a 17 anni lascia il liceo per sposarsi.

Patrizia Carrano inizia presto ad affermarsi nel panorama culturale, lavorando in diverse testate e approdando anche in televisione. Il suo esordio letterario arriva nel 1977, col saggio Malafemmina incentrato sulla donna nel cinema italiano. Il primo romanzo arriva invece nel 1992, dal titolo Cattivi compleanni, e inaugura una nuova fase della poetica della scrittrice, che abbandona il tema della condizione femminile che ha contrassegnato tutto il suo primo periodo e approda, nei primi anni 2000, al romanzo storico, con libri come Illuminata e Le armi e gli amori.

Oggi Patrizia Carrano rimane una scrittrice molto prolifica e influente e lavora anche nella radio e in televisione, in particolare nella scrittura di alcune fiction come Assunta Spina e Butta la luna.

Come detto, Patrizia si è sposata giovanissima, ad appena 17 anni, lasciando il Liceo per vivere il proprio amore. Dopo la separazione, la Carrano ha vissuto per circa un decennio con Nanni Loy, famoso regista, sceneggiatore e autore televisivo. Per il resto, non ci sono moltissime notizie sulla vita privata della famosa scrittrice, che mantiene il riserbo sulla sfera personale.

Nanni Loy era un militante del Partito Comunista Italiano e come tanti suoi colleghi di quegli anni – un’usanza che attualmente è molto sfumata se non quasi estinta, per diverse ragioni che riguardano soprattutto il crollo dei partiti come istituzioni culturali, non solo politiche – non confinava il suo lavoro da cineasta e autore a una mera pratica creativa, distaccata dalla realtà. Una diatriba come quella tra lui e Zeffirelli sembra distante anni luce dal presente, non tanto per il tema della censura da imporre ad alcune immagini e parole, ancora perfettamente attuale seppur con connotazioni diverse, ma per la forte consapevolezza politica e intellettuale che scaturiva dal trattare un problema artistico come parte della realtà, e non come un’astrazione frivola e inutile. Nanni Loy, che da comunista conosceva bene il materialismo storico e il rapporto inseparabile tra consumo e arte, produzione e creatività, è stato infatti un regista capace di mettere a fuoco l’Italia di quegli anni con uno spirito critico estremamente concreto e visionario, anche nelle sue produzioni più ironiche e apparentemente leggere. 

Prima ancora che regista, Nanni Loy è stato un genio della televisione italiana. Nel 1964, sulla Rai, in anni in cui i programmi erano pochi, i tubi catodici oggetti ancora non così tanto diffusi e il mercato audiovisivo ai suoi albori, il regista di origini sarde metteva in scena qualcosa di rivoluzionario. Il programma si chiamava Specchio segreto, ed era uno dei primi tentativi di importare format americani, quello della candid camera nello specifico, declinandolo al nostro contesto nazionale e arricchito con una raffinata analisi del mondo e dei soggetti utilizzati per lo scherzo.

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