Le voci sulla morte di Paul McCartney risalgono allo scioglimento della band nel 1969 e sostengono che tre anni prima, esattamente il 9 novembre 1966 il bassista morì tragicamente in un incidente stradale mentre tornava a casa durante la lavorazione dell’album Sgt. Pepper‘s Lonely Hearts Club Band (pubblicato nel 1967).
Secondo i rumours circolanti da oltre mezzo secolo, la band e altri esponenti del settore avevano deciso di risparmiare ai fan la devastazione sostituendo “Macca” con un sosia, e che si diceva che i nomi fossero “il nuovo Paul”, inclusi William Campbell e Billy Shears. I fan erano anche convinti che da quel momento in poi la band avesse lasciato intendere qualcosa, con indizi disseminati nella copertina di Abbey Road, dove il bassista compare senza scarpe e John Lennon che avrebbe cantato “Ho seppellito Paul” sulle battute finali di Strawberry Fields Forever ed altro ancora.
Paul McCartney la leggenda sulla presunta morte del bassista dei Beatles
Negli anni Sessanta McCartney fu coinvolto in due incidenti stradali, ma diversi testimoni lo videro in buona salute in quel periodo e lo stesso artista chiarì all’epoca che stava bene. La voce continuò a prendere piede quando uno studente di nome Tim Harper pubblicò un articolo su un quotidiano locale dell’Iowa intitolato “Il Beatle Paul McCartney è morto?” nel settembre 1969, e poi ebbe più successo. A distanza di oltre 50 anni, Paul è ritornato ad affrontare i rumours sul suo conto, rivelando come lo abbiano influenzato, portandolo a soffrire di depressione.
Sulle pagine di The Guardian, il musicista ha raccontato: “Proprio mentre i Beatles si stavano sciogliendo, cominciò a circolare la voce più strana, secondo la quale fossi morto. L’avevamo già sentito molto tempo prima, ma all’improvviso, nell’autunno del 1969, spinto da un DJ americano, assunse una forza tutta sua, tanto che milioni di fan in tutto il mondo credettero che me ne fossi andato...Ad un certo punto mi sono rivolto a mia moglie e le ho chiesto: ‘Linda, come è possibile che io sia morto?’ Sorrise mentre teneva in braccio la nostra neonata, Mary, consapevole quanto me del potere del pettegolezzo e dell’assurdità di questi ridicoli titoli di giornale”
Le parole del bassista sui rumours degli anni Sessanta
La voce di Let It Be ha parlato di come aveva affrontato le voci e l’effetto che avevano avuto su di lui: “Ora che è passato più di mezzo secolo da quei tempi davvero folli, comincio a pensare che le voci fossero più accurate di quanto si potesse pensare all’epoca. Per molti versi ero morto… Un ventisettenne che stava per diventare ex Beatle, annegato in un mare di litigi legali e personali che stavano prosciugando le mie energie, bisognoso di una completa trasformazione della mia vita. Avrei mai potuto andare avanti dopo quello che era stato un decennio straordinario, pensai. Sarei in grado di superare le crisi che sembravano esplodere ogni giorno?”
Il bassista dei Beatles infine aveva aggiunto che per allontanarsi dalla pressione mediatica intorno a lui, insieme alla moglie ed alla famiglia si era trasferito in campagna, nella sua proprietà rurale in Scozia, dove ha acquistato un allevamento di pecore prendendosi successivamente un periodo lontano dai riflettori prima di fondare gli Wings. Paul ha proseguito parlando di aneddoti legati alla nuova vita: “Eravamo totalmente impreparati per questa avventura selvaggia. C’erano così tante cose che non sapevamo…Linda avrebbe poi scritto famosi libri di cucina, ma all’inizio, e ne sono testimone, non era una grande cuoca. Non ero certo più adatto alla vita rurale...Ho provato grande soddisfazione nell’imparare a fare tutte queste cose, nel fare un buon lavoro, nell’essere autosufficiente.
Ripensandoci, l’isolamento era proprio ciò di cui avevamo bisogno. Nonostante le dure condizioni, la campagna mi ha dato il tempo di creare. Stava diventando chiaro alla nostra cerchia ristretta che stava succedendo qualcosa di emozionante. Il vecchio Paul non era più il nuovo Paul. Per la prima volta dopo anni mi sono sentito libero, improvvisamente ho iniziato a dirigere la mia vita.”





