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Pechino 2022: Il caso Kamila Valieva

La fuoriclasse russa, 15 anni, star mondiale del pattinaggio artistico, candidata all’oro ai Giochi di Pechino è stata trovata positiva al doping. Ma domani gareggerà regolarmente. C’è l’impressione che molto presto Kamila Valieva dalla patinoire sulla quale incanta il mondo per i suoi meravigliosi salti, si ritroverà, senza averne colpa perché appare impossibile una somministrazione di medicine volontaria a 15 anni, sommersa da incartamenti che parlano di accuse, che forniranno controdeduzioni e che scriveranno motivazioni di condanne.

Il primo round è andato a Kamila Valieva, un secco 2 a 0 a movimento olimpico e antidoping, ma l’impressione è che il suo caso proseguirà non solo nei mesi ma addirittura negli anni. Si preannunciano nuove puntate della ‘guerra sportiva’ tra Russia e istituzioni sportive del resto del mondo (e viceversa) che, ad oggi, vede la ‘grande madre Russia’ squalificata perché accusata di doping di Stato e incongruenze gravi del laboratorio antidoping di Mosca. Kamila, dolce e incolpevole ragazza venuta dal Tatarstan che a 15 anni è stata trovata positiva al doping (chi l’ha indotta ad assumere sostanze vietate?), potrà proseguire a gareggiare alla sua prima Olimpiade nella quale aveva già stupito il mondo nella gara a squadre. ‘Miss Perfect’, come è già stata sopranominata da suoi quasi 530 mila follower, parteciperà alla gara individuale femminile. I venti su di lei, e ancora di più sul suo staff guidato da una donna di 47 anni, severa, gelida, che non s’affeziona ai suoi allievi perché “altrimenti non rendono”, che parla molto poco con i giornalisti, dal nome di Eteri Georgievna Tutberidze, potrebbero soffiare più forti del ‘Buran’.

La decisone di non sanzionare è stata di impatto psicologico

La decisione di non sanzionare, ovvero sospendere, la stella del pattinaggio mondiale è stata soprattutto di cuore, di impatto psicologico. Va precisato che la giurisprudenza in materia di doping giovanile, ovvero sotto i 15 anni, è ancora inesistente perché non sanziona fino ai 16 anni. Il motivo di estromettere Kamila dai Giochi era legato alla sua positività al doping, trimetazidina, farmaco che solitamente viene somministrato per curare l’angina, emerso in un controllo del 25 dicembre in occasione dei Campionati nazionali a San Pietroburgo. La positività è stata resa nota dal laboratorio accreditato Wada di Stoccolma solo l’8 febbraio, pare causa rallentamenti dovuti al coronavirus. L’8, però, i Giochi olimpici di Pechino erano già iniziati. Il panel del Tas, presieduto dall’avvocato italiano Fabio Iudica, dopo aver annullato le eccezioni di atleta e Comitato olimpico russo, ha motivato che Kamila Valieva è ‘persona protetta’ ai sensi del codice della Wada perché spegnerà le 16 candeline il prossimo 26 aprile. Poi sono stati considerati i principi fondamentali di equità, proporzionalità, il danno irreparabile, e relativo equilibrio di interessi tra i richiedenti la sospensione e l’atleta risultato non positivo in sede olimpica. In particolare, i giudici hanno ritenuto che “impedire all’atleta di gareggiare ai Giochi olimpici le avrebbe causato un danno irreparabile”.

Infine, il Tas ha confermato che ci sono stati “gravi problemi di notifica del risultato del controllo antidoping all’atleta” e che ciò “ha violato la facoltà all’atleta di stabilire determinati requisiti legali a suo vantaggio” e, quindi, “una notifica così tardiva non è attribuibile a sua colpa”. L’annuncio è stato dato alle ore 15 dal segretario generale del Tas, Matthieu Reeb presso la sala conferenze del Main Media Center.

Pochi minuti dopo via ad una valanga di commenti. I primi gli Stati Uniti: “È un altro capitolo del sistematico e pervasivo disprezzo per lo sport pulito da parte della Russia”, poi l’invito al Movimento Olimpico a continuare a lottare per uno sport pulito a nome degli atleti di tutto il mondo”.

Sulla vicenda è entrato in merito anche l’Esecutivo del Comitato Olimpico Internazionale

Sulla vicenda è entrato nel merito anche l’Esecutivo del Comitato Olimpico Internazionale che ha avvertito la “non opportunità, nell’interesse dell’equità nei confronti di tutti gli atleti, di tenere la premiazione dell’evento a squadre di pattinaggio di figura durante i Giochi olimpici di Pechino in quanto includerebbe un atleta che da un lato ha un Campione A positivo e dall’altra una violazione alle norme antidoping non ancora accertata”. Il Cio ha poi precisato che “se la sig.ra Valieva dovesse finire tra le prime tre concorrenti (molto facile perché è la grande favorita per l’oro) nella gara individuale, durante i Giochi di Pechino non dovranno svolgersi né la cerimonia della consegna dei fiori” poco dopo il termine della gara “né la cerimonia di premiazione” delle medaglie.

Tra una settimana il fuoco di Olimpia sarà già spento, sarà virtualmente diretto in Italia perché tra quattro anni infiammerà ‘Milano-Cortina 2026’ ma il caso Valieva è destinato ad infiammarsi. L’agenzia antidoping russa (Rusada) ha annunciato che condurrà un’indagine sull’entourage della pattinatrice. Il segreto e magico regno di Eteri, oggi ancora zarina del pattinaggio mondiale, tutt’altro che ben vista dalle altre scuole russe, potrebbe iniziare a sgretolarsi.

Claudia Di Giannantonio

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