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Giganteschi e pericolosi gruppi di pedofili su Telegram aperti a tutti

Su Telegram, social simile a Whatsapp, spopolano gruppi all’interno dei quali gli utenti scambiano tra loro foto di bambini ed ex fidanzate in un circo dell’orrore.

Come funzionano i gruppi

Sono numerosi ed incredibilmente affollati i terribili gruppi creati su Telegram, social di messaggistica simil Whatsapp, nei quali gli utenti scambiano tra di loro foto di ex, parenti e minori completamente ignari e vittime delle loro perversioni. I gruppi, che arrivano ad avere anche 50 mila partecipanti, presentano utenti che nei loro messaggi palesano odio e rabbia nei confronti del sesso femminile. Frasi come “posso dire che sono pro al femminicidio?scritta da uno degli amministratori, non sono le peggiori che si possano leggere in questi gruppi.

I gruppi sono attivi con una frequenza media di trentamila messaggi al giorno. Gli utenti barattano in continuazione foto, video, persino numeri di telefono e profili social delle loro vittime inconsapevoli in cambio di altro materiale di loro interesse. Nella stragrande maggioranza dei casi le vittime sono minorenni, alcune addirittura vanno dagli otto ai dodici anni. Ovviamente i gruppi sono sotto perenne ban. Per questo motivo un messaggio fissato nella chat riporta ad un gruppo di riserva nel quale rintanarsi quando anche quello attuale verrà cancellato.

Tutto questo materiale si può trovare nella Bibbia 5.0: una raccolta enorme di materiale rubato da telefoni, catturato di nascosto o messo online per ferire e rovinare la vita delle persone ritratte. In diversi casi alcuni utenti confermano di aver rubato il materiale dai cellulari dei propri figli, di averli ritratti di nascosto e di volerli mettere in vendita per il migliore offerente.

Giganteschi e pericolosi gruppi di pedofili su Telegram aperti a tutti
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Pedofili su Telegram

Chi ha dodicenni?” chiede un utente “Magari” risponde un altro mentre un terzo, alludendo ad una possibilità di commercio in privato risponde semplicemente “Cercami“. Uomini, quasi sempre adulti bianchi, che trovano un mercato per le loro perversioni più malate. Alcuni chiedono consigli su atti osceni che non citerò, altri offrono il corpo minorenne dei figli sperando che qualche adulto sia felice di comprare quel materiale per fini repellenti.

Altri ancora mettono in mostra, gratuitamente, le foto delle proprie ex fidanzate per il solo gusto di “Rendere la vita vita impossibile” come conferma uno degli utenti. Bisogna ricordare che il Revenge Porn è legalmente perseguibile e le punizioni per chi condivide questo tipo di materiale vanno dai 5mila ai 15mila euro di multa e, nei casi più gravi, fino ai sei anni di carcere. Secondo Amnesty International, in Italia ben una donna su cinque ha subito molestie online.

Telegram: il circo dell'orrore degli enormi gruppi di pedofili 
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La vita rovinata delle vittime di Telegram

Donna, professionista e madre di due figli, 40 anni, il profilo di una delle ultime vittime di questo mercato terribile. La donna si era trovata, suo malgrado, all’interno di uno di questi gruppi a causa di alcuni video che la ritraevano. Insieme al materiale era stato reso pubblico anche il suo numero di telefono, il nome e il cognome. Dopo una sfilza di molestie via telefono alcuni utenti sono riusciti a rintracciare uno degli studi per il quale la donna lavorava. Lo studio si è ritrovato costretto a licenziare la donna a causa delle numerose telefonate che arrivavano quotidianamente. I video sono ancora disponibili.

Allo stesso modo, ragazzine che postano semplici foto in costume sui propri social si sono trovate nude in questi gruppi e contattate dagli utenti. Alcuni partecipanti, dopo aver modificato le foto con photoshop, le hanno gettate tra le fauci di questi animali con tanto di contatti. Per questo motivo numerose ragazze hanno fatto partire una catena di denunce dopo essersi infiltrate all’interno di questi gruppi e aver visto il materiale.

Anche personaggi come Fedez e Chiara Ferragni, utilizzando il loro potere mediatico, hanno sporto denuncia alla polizia postale. Sui social ragazze da ogni parte d’Italia chiedono alle loro compagne di unirsi a loro in questa lotta contro animali mascherati da uomini.

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