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Per la Nato “il rischio di conflitto armato in Ucraina è reale” e continuano le divergenze con la Russia

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È tornato dopo due anni, il Consiglio di Sicurezza Nato-Russia, un dialogo che ha avuto al centro del dibattito la situazione dell‘Ucraina, ma al termine del quale non si riusciti a giungere ad una risoluzione. Le divergenze continuano ad essere molte, ed emergono maggiormente i diversi punti di vista a cui non è chiaro se esista un compromesso. Il segretario della Nato, Stoltenberg dichiara: “Qualsiasi uso della forza contro l’Ucraina sarà un grave […] e avrà gravi conseguenze, la Russia dovrà pagare un prezzo elevato”.

La situazione in Ucraina

La Nato e la Russia si sono ritrovati allo stesso tavolo, la prima volta dopo il 2019; un evento che si sperava rappresentasse un’occasione per trovare un punto di incontro e che potesse significare un’apertura, così però non è stato e prosegue la situazione di stallo iniziale.

L’argomento all’ordine del giorno è l‘Ucraina. A fine novembre infatti il governo russo ha collocato dei soldati al confine ucraino, una fascia di territorio contesa tra il governo ucraino e le forze armate filorusse.
Quest’azione ha da subito destato preoccupazione anche tra i Paesi occidentali, in quanto vista come la manifestazione della volontà di sovvertire la stabilità del governo ucraino, o come una sorta di provocazione nei confronti degli Stati occidentali.

La Russia ha dichiarato varie volte di non voler invadere l’Ucraina, sostenendo di aver collocato in quella fascia di territorio le proprie truppe solo per sventare una possibile minaccia da parte dell’Ucraina.
Dichiarazioni che di certo però non sono riuscite ad appianare il clima di tensione provocato.

Forti distanze tra Nato e Russia

Tensioni che continuano nonostante l’incontro tra Nato e Russia, voluto in quanto secondo l’Alleanza Atlantica: “Il rischio di un conflitto armato in Europa è molto concreto e bisogna prevenirlo”.
Seguendo questo filone è stato chiesto alla Russia prima di tutto, di ritirare le proprie milizie da Ucraina, Georgia e Moldavia e; di non entrare nelle questioni della Nato specialmente per quando riguarda i luoghi in cui decide di collocare le proprie truppe.

La Russia dal canto suo, espone richieste che entrano in forte contrasto con quelle della Nato; richiede infatti che sia escluso il fronte orientale, con Ucraina, Georgia e Finlandia, e vuole invece che vengano attuate delle limitazioni agli schieramenti che l’Alleanza Atlantica decide di sistemare in Polonia e negli Stati Baltici, entrati nella Nato a termine della Guerra Fredda.

Il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, si è detto irremovibile sulle pretese dichiarate: “Non scenderemo a compromessi sulla sovranità e l’integrità territoriale di ogni nazione in Europa, e non scenderemo a compromessi sul diritto di tutti i Paesi di fare, di scegliere la propria strada, compreso il tipo di accordi di sicurezza di cui vogliono far parte, e non scenderemo a compromessi sul diritto degli Alleati di proteggersi e difendersi a vicenda”.

La responsabilità, dal punto di vista del fronte Occidentale, sembra che debba ricadere unicamente sulla Russia, e dovrebbe quindi essere questa a cercare di agire in modo risolutivo per evitare ogni possibile scontro in Ucraina.
Lo si deduce dalle parole di Wendy Sherman, vice segretaria di Stato USA: “La crisi è stata creata dalla Russia e spetta alla Russia risolverla, […] è la Russia che deve scegliere tra la diplomazia e lo scontro con le sue conseguenze”.

Un punto di vista a cui, come era possibile prevedere, si oppone fortemente la Russia, che denuncia a sua volta le azioni compiute dalla Nato: “Sta creando rischi inaccettabili per la Russia. Non abbiamo un’agenda comune nelle aree di comune interesse”, è il punto fatto dal  vice ministro degli Esteri russo, nonché capo della delegazione russa al Consiglio Nato-Russia, Aleksander Grushko.
Secondo il diplomatico ci sarebbe, addirittura, un possibile ritorno alla Guerra Fredda.

Entrambe le potenze sembrano essere irremovibili ed entrambe hanno manifestato la forza con cui attueranno delle conseguenze molto gravi se non verranno garantite determinati punti in Europa.

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